Riviera dei Fiori = da Sanremo a Ventimiglia = viaggi ottocenteschi da libri digitalizzati degli scrittori Giacomo Navone (1827) , quindi Davide Bertolotti (prima del 1834) ed infine Luigi Ricca (prima del 1865) Nel suo volume Passeggiata per la Liguria Occidentale del 1831 Giacomo Navone pubblicò 5 lettere da Sanremo e Ventimiglia descrivendo come si legge attivando questo collegamento con tali città tutte le località del loro areale cioè di quella che sarà poi celebre come "Riviera dei Fiori
della quale il Navone e gli scrittori di seguito nominati indicavano l'ideale discriminante con il prossimo territorio monegasco - francese non ai Balzi Rossi od al rio-torrente Garavano nei cui pressi stava la dogana tra Stato Sabaudo e Principato di Monaco bensì al
"ponte eretto dai Francesi" nel realizzare la nuova litoranea (qui in immagine "attiva" andata a sostituire (seppur finalizzata solo dopo la caduta di Napoleone, per il suo progressivo degrado, dai sovrani sabaudi) il vecchio brutto percorso costiero strutturato sui miseri resti della romana "Giulia Augusta" di cui qui si intravede tra gli ulivi un tratto presso la chiesa vallecrosina di S. Rocco come doveva essere ai tempi in cui la visitò il Navone ed alla quale si giungeva superando il rio Verbone tramite questo guado romano andato purtroppo perduto. CLICCA QUI PER RITORNARE ALLA "HOME PAGE" DI CULTURA BAROCCA.
[Onde destreggiarsi nella sequela di città borghi, valli ecc. cui si referiscono i tre autori il sito informatico "Cultura-Barocca ha ritenuto utile, per chi voglia arricchire le proprie competenze, sistemare questo collegamento con cui accedere, tramite ulteriori collegamenti, ad un moderno e documentato (con doverosa citazione delle fonti) elenco di dati ed immagini su storia, monumenti, caratteristiche ecc. dei vari luoghi citati nei libri digitalizzati, sia a riguardo dell' areale italiano che che di quello monegasco e francese ]
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Con lo scorrere del tempo, tra i poveri avanzi dell'antico tragitto romano, era divenuto pericoloso avventurarsi, sì da preferirsi viaggi per mare, vista la frequentazione di tale itinerario da parte di briganti e predoni tra cui i letali "manticulari"
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Risulta poi interessante consultare quanto sull'argomento avrebbe in seguito scritto Davide Bertolotti nell'opera in tre tomi Viaggio nella Liguria Marittima nelle Lettere (capitoli) che vanno da Sanremo a Ventimiglia
per poi valicare la frontiera e raggiungere Nizza e contado che all'epoca (1834) in cui scrisse il Bertolotti apparteneva acora al Regno Sabaudo [nota bene = il testo del Bertolotti digitalizzato compare attivando le voce LETTERE (CAPITOLI) CON NUMERAZIONE ROMANA cui per ogni LETTERA (CAPITOLO) seguono APPROFONDIMENTI REDATTI DAL SITO "CULTURA-BAROCCA).
Per ancora approfondire la conoscenza dell' evoluzione ottocentesca di questo areale si può quindi leggere quanto pubblicò Luigi Ricca nella sua opera Viaggio da Genova a Nizza nel volume secondo dell'opera alla lettera in cui parla di Sanremo per poi, trattando via via tutte le località , giungere a Ventimiglia città cui dedica molte notizie (il Ricca è il solo rispetto al Navone ed al Bertolotti che cita visitandoli i reperti romani di Albintimilium nell'areale di Nervia . Colpisce poi allorché, menzionando un'antica tradizione, parla del trasporto, tramite fluitazione, a valle verso le segherie del Roia il legname estratto a monte cosa che coincide con quanto redatto molto prima dal Navone ).
Il Ricca dilungatosi nel descrivere Ventimiglia raggiunge quindi la nuova frontiera dovuta agli accordi tra Vittorio Emanuele II e Napoleone III e di seguito attraverso le lettere dalla XVII alla XXI parlare di Monaco e del territorio francese onde per ultimo pervenire a trattare nelle lettere XXII e XXIII di Nizza e dei centri a lei prossimi [in questo caso gli approfondimenti curati da "Cultura-Barocca" compaiono in margine al testo digitalizzato
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Nella lunga lettera del 5 ottobre 1827 dedicata a Sanremo il Navone narra il proprio arrivo nella città matuziana partendo da Porto Maurizio e come raggiunga in carrozza s. Lorenzo e quindi s. Stefano ove si ferma per un pranzo che definisce orribile per arrivare a La Riva ligure visitandovi una curiosa forma di cultura di zucche per poi pervenire a Taggia di cui apprezza l'habitat e quindi accedere ad Arma donde si reca a vedere i reperti dell'antico sito della
stazione romana di Costa Balena menzionando, seppur sveltamente quei ruderi antichissimi, di cui nel '600 scrisse il Castaldi, notaio di Cosio.
Entro la lettera del 9 ottobre 1827 si legge come il Navone provenendo dalla "Madonna della Ruota" (contestualmente descrivendo il Montenegro e la sua sorgente solforosa) arrivi a Bordighera, ormai un grosso paese di circa 1300 abitanti in gran parte dediti alla pesca ma centro non privo di qualità ambientali ed agronomiche, tra le cui chiese cita il cenobio di S.Ampelio senza però darne particolare descrizione a differenza di quanto fa a proposito della parrocchiale: la lettera-capitolo prosegue con il narrare come lo scrittore procedendo sulla moderna "Strada della Cornice" da Bordighera sino ai Piani di Vallecrosia superi poi il torrente Nervia, sulla sua riva occidentale incontrando due personaggi, cari amici nella di lui attesa, che cita sotto pseudonimi ma dei
quali si può sapere di più da questo collegamento. Con essi inizia a visitare la città, come qui si vede, dedicando le prime osservazioni alla Biblioteca Aprosiana assai trascurata
descrivendone poi i danni arrecati alla stessa dalla rivoluzionaria Repubblica ligure in effetti
soggetta alle volontà di Napoleone.
Dopo varie pagine dedicate alla storia ecclesiastica della città dai due accompagnatori è condotto a vedere la Cattedrale con un gradino ancora recante l'iscrizione romana a Giunone Regina in tempi successivi sistemata, come compare ora, all'interno della stessa chiesa. Nella lettera conclusa la descrizione della cattedrale l'autore passa quindi a trattare di altri luoghi di culto
soffermandosi in particolare sulla chiesa di S.Michele per poi concludere la narrazione con un breve resoconto su un locale contadino che propone, presso la stessa chiesa, ai visitatori l'acquisto (accettato) di monete romane da lui trovate negli scavi entro i campi tra le quali un aureo dell'imperatore Giustiniano [Giacomo Navone nel suo libro qui digitalizzato dedica varie pagine alla storia ecclesiastica dell'estremo penente ligure ed alle chiese
della diocesi ventimigliese specie di Ventimiglia e Bordighera. Sulla sua scia si pongono poi, citandolo di frequente, Davide Bertolotti scrivendone come qui si può leggere e ancora dopo Luigi Ricca che riserva diverse pagine sia alla cattedrale intemelia che alla chiesa di San Michele non mancando poi di trattare della
Parrocchiale di Bordighera e della chiesa di S. Ampeglio.
Per quanto però i tre autori a differenza del seicentesco Angelico Aprosio abbiano vista, studiata ed anche trascritta l'iscrizione romana a Giunone custodita nella cattedrale intemelia non offrono sulle chiese ventimigliesi le tante indicazioni proposte dal seicentesco erudito agostiniano(da cui i tre scrittori del 1800 dipendono
in varie affermazioni ) entro il suo repertorio biblioteconomico del 1673 a riguardo del complesso di chiese tra Bordighera e Ventimiglia che si possono analizzare a questo altro collegamento pure correggendo sviste comprese nell' Italia Sacra dell'Ughelli a riguardo della chiesa di S. Michele per aprosiano giudizio registrato alle pp. 60-61 del suo citato repertorio, sviste da addebitare però all'informatore intemelio di cui per sì monumentale opera, assieme ad altri, aveva dovuto avvalersi l'Ughelli]
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Nella lettera del 15 ottobre 1827" il Navone tratta di un'escursione da Ventimiglia, dove ha preso dimora, verso le ville intemelie occidentali visitando dopo una descrizione delle fortificazioni sui colli prima di giungere a Nervia, Camporosso e Vallecrosia ove apprende del rinvenimento di monete romane d'oro in particolare e poi arrivare con gli accompagnatori
al paese di S. Biagio che attira la sua curiosità, dato anche che il loro ospite, certo Padre Eugenio, mostra ai visitatori vari reperti romani rinvenuti in una tomba presso la chiesa parrocchiale.
Padre Eugenio parla loro di illustri personaggi di S.Biagio dall'allora celebre Luigi Biamonti sino al di lui fratello Francesco Biamonti e Vitaliano Maccario[[con doverosi moderni approfondimenti, non venendo adeguatamente ricordati, sia su Giuseppe Luigi Biamonti che su
Vitaliano Maccario].
Subito dopo Padre Eugenio porta gli amici in un sito elevato con buona vista sulle vallate indicando i paesi di Seborga e Perinaldo rammentando a proposito di quest'ultimo la gloria non solo dell'astronomo dei re" Gian Domenico Cassini ma pure di altri membri del suo casato
Il religioso invita quindi i visitatori a volgere lo sguardo verso ponente ove la valle del Nervia ha (pagina184)centri notevoli da Dolceacqua capitale del marchesato dei Doria e Pigna (erroneamente scritta Cigna nel libro) di cui menziona con vari elogi l'antiquario Fea [con qui un approfondimento moderno a riguardo di Pigna dovuto al grande suo figlio Carlo Fea]
Congedatisi da Padre Eugenio i tre "turisti" cui si è unito un altro personaggio nominato Biamons prendono la via del ritorno e proprio tale Biamons rende edotto lo scrittore di folkloristiche costumanze locali tra cui in particolare quella nominata nel testo antico "gazzabuglio" in effetti il Ciaravuiu ma anche Ciaraveghiu in dialetto = Chiarivari, spesso "italianizzato" in Chiaravuglio con cui si nomina un'antica usanza ligure e comunque frequente nella Riviera Ligure di Ponente.
Giunti sulla sponda sinistra del torrente Nervia gli ottocenteschi viandanti visitano la chiesa di San Rocco, circondata da olivi, e tra le sue mura ammirano la tuttora
esistente iscrizione romana votiva ad Apollo, quindi rientrano a Ventimiglia ove nello studio di Scipione degustano dell'ottimo vino dolce che il Navone cita con la denominazione di "Romualdo".
Stando alla lettera del 18 ottobre la piccola compagnia riprende altra escursione alla volta de "La Turbia" giungendo come prima tappa a Latte frazione intemelia e celebre luogi di villeggiatura ove per giudizio espresso da Scipione sarebbe sta trucidata in un suo podere Giulia Procilla, madre del futuro conquistatore della Britannia Agricola, durante scontri avvenuti durante l'interregno romano imperiale del 68/69 tra Otoniani e Vitelliani.
Procedendo dalla frazione di Latte, i viandanti giungono nella località dal Navone detta "Canone", assai ubertosa ove Torquato possiede un ricco podere: da tal sito essi poi, superati i Balzi Rossi e contemplato con stupore ed ammirazione il ponte costruito dai Francesi per l'erigenda nuova strada litoranea, raggiungono Garavano sito sede della frontiera con il Principato di Monaco, attraversato Mentone arrivano a "Carnolese" (da lì osservando Cap Martin e "Roccabruna") per poi visitare il "Principato monegasco" del quale ancora Torquato traccia una celere storia e di cui principale e produttivo centro è Mentone.
Da Mentone i viandanti ascendono quindi a visitare, descrivendolo poi il Navone (da fine pag. 194 del suo libro), il "Trofeo de la Turbia" ancora maestoso nonostante i secoli passati e i danni subiti nei tempi da guerre ma anche per ricavarne pregiato materiale da costruzione ad opera dei paesani, pure dei centri vicini.
Come detta poi la lettera del 25 ottobre 1825 i viandanti ascendono in altura sì da contemplare la costa di Provenza osservando, sotto la guida di Torquato esperto di tali zone, "Esa", con la sua imponente tonnara quindi Villafranca prendendo poi a lungamente dissertare sulle antiche scorrerie dei Saraceni del Frassineto. Da questo punto si intraprende una serie di riflessioni su Nizza e disquisizioni dotte, seppur non prive degli errori di quei tempi, dei tragitti sino al Varo della romana via Iulia Augusta.
La lettera del 30 ottobre 1827 inizia con la visita alle antiche rocche intemelie in particolare in occasione della ricognizione su quella di Castel d'Appio offre il modo, postisi tutti a riposare in un campo prossimo all'antico fortilizio a Scipione di tracciare, per quanto di sua competenza, un lungo discorso sulla storia di Ventimiglia giungendo sino a parlare dello stato presente della città che, come registrato nell'opera del Navone da fine pagina 215, non risulta florido essendo priva di manifatturead eccezione di un grande un mulino che alimenta una segheria, con terreno fertile che produce vino, olio, fichi (con fichi secchi destinati all'esportazione in Francia) dovendo però importare da Genova grano ed altri prodotti, dal Piemonte e dai vicini villaggi la carne ed essendo non produttiva la pesca per le poche barche a disposizione ("solo due o tre") sì da rendersi opportuno il soccorso di quelle di Bordighera e Mentone, fortunatamente offrendo il fiume Roia (che più volte per errore di stampa è scritto Rosa) eccellenti trote.