cultura barocca
Lo scritto del Vida (qui a p. 53 in fine) fu registrato dal "Serarius" (Litaneutici) nella parte dedicata a S. Cristoforo = contestualmente analizza l'attacco dello Scaligero alla Società di Gesù vieppiù inasprito sulle discussioni in merito alla veridicità del casato da provenienza, come da lui descritto, sì d' esser accusato di mendacia e quindi la difesa che di altra opera di Nikolaus Serarius attaccata dallo Sacaligero vale a dire , il Trihaeresium, seu De celeberrimis tribus, apud Iudaeos, Pharisaeorum, Sadducaeorum, et Essenorum sectis, ... libri tres. Auctore Nicolao Serario Societatis Iesu ne fece lo Scribani alias Bonarscius = vedi qui in rapporto al culto dei Santi e la presenza in luoghi sacri e non delle loro immagini un dibattito emblematico = quello su SAN CRISTOFORO: approfondendo qui la tematica DAL CULTO DEI SANTI AL SESSO GIUSTO A QUELLO INIQUO DELLE MERETRICI FATTESI "STREGHE SUPREME" E VENDUTESI AI RIFORMATI AL TEMA DELLA LUSSURIA (VEDI LETTERE ALFA E BETA) ed ancora ai supposti pericoli dei RITORNI DI PAGANESIMO IN FORZA DI RAPPRESENTAZIONI PITTORICHE E SCULTOREE = vale a dire per precisione alcuni aspetti della: POLEMICA INFINITA TRA '500 E '600 CHE CONTRAPPOSE RIFORMATI E CATTOLICI ROMANI (VEDI TESTI RARI DIGITALIZZATI) = visualizza qui anche L'ACRE MA DOTTISSIMA POLEMICA TEOLOGICA FRA CATTOLICI E RIFORMATI, DEFINITA IN VARI MODI: ALTERNATIVAMENTE "SCOPA DELLE VERGOGNE - SCOPA DELLE LATRINE - SCOPA DELLO STERCO" (PENICULUS FORIARUM)

La vecchia, acre ma dottissima polemica teologica fra Cattolici e Riformati, definibile alternativamente della "SCOPA DELLE VERGOGNE - SCOPA DELLE LATRINE - SCOPA DELLO STERCO" per la quale Aprosio esternò grande interesse, interpellando persino il vecchio ma celebre Schoppe, l'erudito che udì le ultime parole di Giordano Bruno, prossimo al rogo ( analizza in siffatto contesto sia la postazione del Molano non solo su iconoclastia e iconomachia ma pure su ritorni mascherati di idolatria e paganesimo sia contestualmente il dibattito tra Giulio Cesare Saligero, teologo cattolico Jan Vermeulen - "il Molano"- ed altri autori sia cattolici che protestanti sulla rappresentazioni pittoriche di immagini sacre, rifuggendo nel giudizio esplicito del "Molano" da qualsiasi sfasatura rispetto ai canoni e al decoro = discorso che, con il contributo di nuovi autori, riprese, senza editarlo ma oggi qui ripreso, il ventimigliese Angelico Aprosio)

Come si legge nella Biblioteca Aprosiana, Passatempo Autunnale di Cornelio Aspasio Antivigilmi... Aprosio parla di S. Cristoforo pag. 53 (voci attive) precisando la consuetudine di dipingerlo all'esterno degli edifici in dimensioni colossali cosa da lui esperita direttamente in merito alla casa di un suo "avolo" = come qui sopra si vede l'iconografia del santo - con la descrizione della sua esistenza- ne privilegia l'opera apostolica e poi di martire come si legge nel testo digitalizzato con indici moderni dell'opera di Nicolò' Manerbi [1422-1481] (volgarmente detto Manerbio) che fu autore di una celebre "volgarizzazione" a stampa ovvero il qui integralmente digitalizzato Leggendario delle vite de' santi. Composto dal R.P.F. Giacobo di Voragine, ... tradotto già per il R.D. Nicolo Manerbio. Nuouamente ridotto a miglior lingua, riformato, purgato da molte cose souerchie, arricchito de' sommarij, di vaghe figure ornato, e ristampato. Con l'aggiunta di calendario, lunario, & feste mobili ..., In Venetia : appresso Alessandro Griffio, 1584 (ma che nel qui proposto sommario sono già sunteggiati alcuni valori figurativi del Santo ripresi secondo l'iconografia dominante = la possanza erculea del Santo e poi la sua opera di trasportatore dei viandanti oltre le acque di un fiume pericolosissimo su suggerimento di un Eremita onde salvare tante vite, spesso travolte dall'impeto delle acque non escluso poi Gesù fanciullo, od almeno la sua emanazione essendo già stato crocifisso, da cui apprese le sue future sorti a pro del cristianesimo) è diversa dal CONTESTO PITTORICO DOMINANTE, ALLA STREGUA D'UNA SORTA DI GIGANTE che porta sulle spalle il Cristo, come descritto da Aprosio e sotto nella stessa pagina 53 (riga 11 dal basso) celebrato in latino da Gerolamo Vida, vescovo d'Alba
E' da precisare però che le esternazioni letterarie aprosiane traggono spinta da un'altra ragione e precisamente dalla comparazione del S. Cristoforo mediamente rappresentato all'esterno degli edifici sacri e con il S. Cristoforo effigiato in una tavola della chiesa del Convento di S. Agostino di Ventimiglia opera che non ritiene ben proporzionata sì da esser per lui opportuno collocarla diversamente rispetto ad una tavola effigiante la Pietà, da lui giudicata positivamente, e ritenuta invece da sistemare in un luogo più conveniente: in effetti analizzando (pagina 49 riga VII dal basso) i quadri e le tavole della chiesa conventuale dei quali non ha grande giudizio Aprosio trae il destro dalla figura di S. Cristoforo (vedi soprattutto pag. 53) per indagare su una
polemica abbastanza datata ma altrettanto ancora in auge
(che non sarebbe risultata impropria nel contesto della letteratura escrologica all'epoca diffusa per difendere le proprie idee e nemmeno disprezzata da Aprosio, seppur in segreto
entro il meccanismo talora greve della
reciproca pubblicistica che andava contrapponendo Chiesa Cattolica Romana e Riformati)
che avrebbe potuto intitolarsi chiamarsi addirittura
"SCOPA DELLE VERGOGNE - SCOPA DELLE LATRINE - SCOPA DELLO STERCO"
riguardante Giulio Cesare Scaligero e vari pensatori di matrice cattolico romana e gesuitica tra cui, ma non soltanto, il celebre Martin del Rio

cercando "il Ventimiglia" di avere in merito ulteriori ed utili delucidazioni dall'ormai
vecchio "Scioppio", neppure lui risparmiato dalla querelle ma in qualche modo nonostante l'erudizione, "celebre" essendo colui che udì le ultime parole di Giordano Bruno,
e di cui qui si legge una lettera al bibliotecario intemelio

Aprosio proponendosi di analizzare
p. 55 della sua Biblioteca Aprosiana... (da riga II dall'alto = sono attive le parole sottolineate in rosso) la figura di S. Cristoforo contro le postulazioni dello Scaligero propenso a metterne in discussione con la genuinità del nome anche aspetti basilari, per la Chiesa Cattolico-Romana, dell'esistenza e dell'opera
inizia, su questo tema la sua dissertazione, citando di un autore, dagli scritti ben rari in Italia, vale a dire Serarius, Nikolaus <1555-1609> un'opera alquanto contestata dallo Scaligero e cioè i Litaneutici, seu de litaniis libelli duo in quorum priore monstratur earum natura & fructus: haereticaque perinepta earunden correctio. In posteriore de ijsdem, & sanctis, eorumque inuocatione multiplices tractantur quaestiones. Auctore R.P. Nicolao Serario, Societatis Iesu theologo ..., Pubblicazione Coloniae : sumptibus Bernardi Gualthieri, 1609 - Descrizione fisica [8], 182, [2] p. ; 8° - Note generali - · Segn.: *4 A8 (-A1) B-L8 M4 - Impronta - · a-ad uiui t.m- Si&C (3) 1609 (R) - Luogo normalizzato Colonia - Lingua di pubblicazione LATINO - Paese di pubblicazione GERMANIA - Codice identificativo IT\ICCU\RMLE\059028 Un esemplare = RM0290 RML06 Biblioteca Angelica - Roma - RM = vedi qui digitalizzata la
parte II dell'opera dedicata a S. Cristoforo con le opposizioni dei Riformatori e quindi continuando in forza delle attestazioni della Chiesa Romana partendo sin dagli antichissimi autori]
Il teologo cattolico Vermeulen, Jan (latinizzato in Giovanni Molanus) = Molanus, o Molani, conosciuto anche come Molano (pag. 54), al modo che come sotto si vede ne scrisse l'Aprosio, Fra gli argomenti di cui scrisse figura in particolare uno studio sul diritto sulle immagini con contenuti religiosi (di cui si danno qui alcuni rendiconti dall'opera aprosiana del pari sotto citata = pag. 54) = il Molano sostiene che a descrivere Santi e Figure Sacre non debba esservi discrepanza tra libri e pitture (pur senza la digitalizzazione completa del volume molto si intende già dall'indice qui proposto degli argomenti trattati senza nemmeno dimenticare quella che "il Molano" chiama alla latina "Utilità delle Immagini Sacre" e, a testimonianza dell'asprezza della discussion,e neppure trascurando il duplice modo in cui l'autore sviluppa il suo libro, vale a dire con una Conclusione dello stesso a riguardo degli Eretici e subito dopo una ben diversa Conclusione a riguardo dei Cattolici [A titolo integrativo giova rammentare che il Molano afferma decisamente che pure le Statue Sacre non debbono esser identificate con Idoli oggetti di latrìa e quindi con Sculptitia e Simulacra pagani = è utile integrare questa parte dell'opera Historia Naturale di Ferrante Imperato con quanto scritto nell'opera il Museo Cospiano annesso al famoso Museo di Ulisse Aldrovandi entro il libro V sotto il titolo In cui si ragiona delle imagini degli Dij degli Antichi, che in detto Museo [Cospiano] si conservano ove a titolo proemiale viene analizzato il tema:
Del principio dell'Idolatria]

Nel contesto della sua dotta trattazione il "Molano" a riguardo delle rappresentazioni pittoriche di Maria Maddalena, S. Giacomo Apostolo e S. Cristoforo ne ritiene corretta la rappresentazione purché Maria Maddalena non venga effigiata con abiti sontuosi: tematica che si innesta sul più vasto, e qui digitalizzato, discorso, tuttora dibattuto nel contesto della Storia dell'Arte. in merito alla
riprovazione della reppresentazione della nudità di Santi e delle Immagini Sacre, se non più estesamente della raffigurazione di presunte oscenità delle arti figurative in materia religiosa
(argomento che non poteva non coinvolgere Aprosio che nel suo Scudo di Rinaldo II a lungo rimasto inedito ma qui ora proposto affronterà sulla scia di simili epocali speculazioni nel capitolo concernente le interazioni, in campo sacro, tra pittura e poesia ) =
ritornando ancora al "Molano" è poi da aggiungere, per finalizzare le dissertazioni, che in rapporto a
S. Cristoforo lo giudica ben dipinto nella tipologia consueta portante Cristo oltre le acque procellose in cooccorrenza coi dettami della Legenda Aurea
ma reputa
falsa, riprovevole credenza e quindi vana superstizione
congiunta al timore
non di sovrapposizioni di culti cristiani a scomparsi culti pagani ma di perigliosi, a detta della Chiesa Romana, ritorni di devozione ad idoli dei gentili sotto forma di immagini cristiane
la costumanza di
effigiarlo sulle case all'esterno e gigantesco, onde vederlo per lunghi tratti, reputandosi specie in Germania, sì che la sua vista, possa esser una protezione per pellegrini e viaggiatori

[Ad ulteriore titolo integrativo giova ricordare che Aprosio amava la pittura tanto che chiamò la sua Biblioteca molto spesso Museo alla sorta di una Wunderkammer non priva di una Quadreria e che se anche partecipò al dibattito contro la produzione pittorica di immagini giudicate oscene nella sua Quadreria, che poi era sostanzialmente una vasta raccolta di ritratti di suoi amici e sostenitori, non escluse la rappresentazione di personaggi connessi alla Scienza Nuova da Gian Domenico Cassini a Francesco Redi per esempio, pur se sussistono dubbi, nonostante le promesse fatte dallo scienziato se il ritratto tanto ambito del Redi sia realmente giunto a Ventimiglia = è indubbio del resto che nell'ideologia aprosiana, a pro delle arti figurative, doveva aver avuto influsso il pensiero del Cardinale Sforza Pallavicino, che si sublimò in quella sua monumentale opera che è il Del Bene ( edita per la I volta nel 1644, dialogo in 4 libri, uno dei maggiori trattati di estetica del Seicento: qui integralmente proposto in versione digitalizzata da volume del 1683) e che tanta influenza ebbe sulle arti assolutamente, come qui si vede, non esclusa quella oratoria in più parti del lavoro affrontò il tema dell' imitazione poetica e pittorica e, pur biasimando la rapresentazione gratuita di oscenità, propone nel contesto della libro II, parte I, capitolo XXIX la qui digitalizzata riflessione "Si prende opportunità di sciorre un'opposizione di Platone contra la Pittura" che costituisce poi il titolo del capitolo stesso tra pag. 209] .
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Nella sessione XXV del Concilio di Trento (3-4 dicembre)
vine ribadito il concetto della venerazione delle sacre immagini precisando che non si tratta di idolatria scrivendosi Inoltre le immagini di Cristo, della Vergine madre di Dio e degli altri santi devono essere tenute e conservate nelle chiese; ad esse si deve attribuire il dovuto onore e la venerazione: non certo perché si crede che vi sia in esse una qualche divinità o virtù, per cui debbano essere venerate; o perché si debba chiedere ad esse qualche cosa, o riporre fiducia nelle immagini, come un tempo facevano i pagani, che riponevano la loro speranza negli idoli (407), ma perché l’onore loro attribuito si riferisce ai prototipi, che esse rappresentano. Attraverso le immagini, dunque, che noi baciamo e dinanzi alle quali ci scopriamo e ci prostriamo, noi adoriamo Cristo e veneriamo i santi, di cui esse mostrano la somiglianza. Cosa già sancita dai decreti dei concili - specie da quelli del secondo concilio di Nicea - contro gli avversari delle sacre immagini (408) (vedi G.ALBERIGO Decisioni dei Concili Ecumenici, Torino, 1978, pag. 713). Aggiungendosi poi (pag. 714) = Se poi, contro queste sante e salutari pratiche, fossero invalsi degli abusi, il santo sinodo desidera ardentemente che essi siano senz’altro tolti di mezzo. Pertanto non sia esposta nessuna immagine che esprima false dottrine e sia per i semplici occasione di pericolosi errori = tutto ciò rientra nella storia stessa della Chiesa Romana (argomento che viene trattato in questo luogo a fine da pag. 237 pur in un testo discusso come il Syntagma.... del Porter (Portero): qui digitalizzato integralmente che affrontò anche il problema sulla Iconomachia d'epoca bizantina non certo estraneo al "Molano" come si legge nei capitoli integrativi alla sua opera partendo da una documentatissima Prefazione sul legittimo uso delle Immagini Sacre per poi dissertare con altrettanta minuzia dell'Inizio nell'Oriente bizantino della Monomachia avverso le Sacre Immagini e quindi disquisire del trionfo della Chiesa Romana e la reintroduzione del culto delle Sante Immagini nell'Oriente soggetto a Bisanzio continuando poi le riflessioni sullo zelo della Chiesa Cattolica in questo campo e sulle postazioni ereticali di chi vada, ai suoi tempi, sostenere il contrario.
Nel contesto del terrore della Chiesa di Roma con la Riforma Protestante con la possibilità del ripetersi di una vera e propria calamità della Chiesa Cattolica cioè l'Iconoclastia anticamente esplosa nel contesto dell'Impero Bizantino e di cui qui si parla riprendendo per serietà ma anche per sintesi quanto scritto dall'Enciclopedia on line Treccani: "Iconoclastia. La dottrina e l’azione di coloro che nell’Impero bizantino, nel sec. 8° e 9°, avversarono il culto religioso e l’uso delle immagini sacre. La lotta contro le immagini cominciò con le disposizioni prese nel 726 dall’imperatore Leone III Isaurico, mosso sia da considerazioni di ordine pratico immediato (togliere un argomento all’incalzante propaganda musulmana che accusava di idolatria i cristiani) sia dalla preoccupazione della crescente influenza sulle masse popolari dei monasteri e dei monaci, presso i quali si trovavano immagini particolarmente e fanaticamente venerate. Alle disposizioni aderirono alcuni vescovi, mentre il patriarca di Costantinopoli, s. Germano, resistette e fu perciò rimosso (729). Stessa sorte toccò ai patriarchi di Antiochia, Alessandria e Gerusalemme. I papi Gregorio II e Gregorio III protestarono, e quest’ultimo fece dichiarare la legittimità del culto delle immagini nel sinodo romano del 731. In risposta, Leone III confiscò le rendite della Chiesa romana nei territori bizantini dell’Italia e ne sottopose le diocesi al patriarcato di Costantinopoli. Costantino V Copronimo, successore di Leone III, fu dapprima più prudente, ma, rafforzatosi sul trono, anch’egli fece proclamare il divieto delle immagini da un concilio ecumenico nel 754 (tenutosi nel palazzo imperiale di Hieria, nella periferia asiatica di Costantinopoli). Ma il popolo e i monaci non si sottomisero, nonostante le misure violente dell’imperatore (distruzione delle immagini e delle reliquie e imposizione di rinunciare a esse, con giuramento, 764). Mitigò alquanto la persecuzione Leone IV; successivamente l’imperatrice Irene, madre e reggente del giovane Costantino VI (780-798), si rivolse al papa Adriano I (785) chiedendo la convocazione di un concilio che a Nicea (787) definì la dottrina ortodossa riguardo le immagini. Tuttavia l’i. non terminò: Leone V l’Armeno, nell’813, riprese a perseguitare il culto delle immagini; e queste rimasero proibite sotto gli imperatori Michele II e Teofilo; solo con l’imperatrice Teodora, deposto il patriarca iconoclasta Giovanni I, si ristabilì l’ortodossia (843) e si cominciò a celebrare, nella Chiesa bizantina, la ‘festa dell’ortodossia"
Per quanto concerne la Riforma protestante è da dire che
Martin Lutero non abolì mai formalmente la venerazione delle immagini; Lutero riteneva che era impossibile per gli esseri umani evitare d'immaginare nella propria mente l'aspetto fisico di Gesù, per ciò non vedeva nessuna differenza tra i pensieri e le opere d'arte a soggetto religioso. L'unica cosa a cui si opponeva era la sostituzione delle immagini con Dio, cioè l'adorazione vera e propria degli oggetti, che è assolutamente vietata nelle chiese luterane. Attualmente i luterani hanno ripreso in buona considerazione il ruolo di Maria in quanto madre di Gesù, sebbene non la venerino e non la ritengano partecipe dell'opera salvifica di Dio, dal momento che Maria è solo un essere umano. I luterani non adorano santi o immagini riguardanti i soggetti religiosi, nonostante il fatto che nel calendario luterano vengano ricordati come "santi" i nazareni del Nuovo Testamento, i padri della Chiesa con i martiri e le personalità più importanti della Riforma protestante storica, e nelle loro chiese possono esserci varie decorazioni, pitture, statue o croci.
Completamente diversa l'opinione di Calvino, Zwingli e Andrea Carlostadio: essi vedevano nelle statue e nelle immagini religiose, soprattutto quelle riguardanti Gesù e i santi, una fonte demoniaca di superstizione che la Chiesa cattolica incoraggiava e strumentalizzava al fine di ottenere denaro e sottomissione da parte dei fedeli, soprattutto quelli più suscettibili e ignoranti. Le critiche dei tre riformatori portarono i cristiani riformati di allora ad una vera e propria ondata distruttrice delle immagini religiose all'interno di molte chiese dell'Europa occidentale; ad essere distrutti non furono solo i dipinti e le statue ma anche le reliquie e le pale degli altari. Le prime distruzioni iconoclaste, conosciute come beeldenstorm, comparvero in terre germanofone, cominciando da Zurigo (1523), Copenaghen (1530), Ginevra (1535), e Augusta (1537). La Francia non ne fu risparmiata ma le distruzioni rimasero casi isolati nella seconda metà del XVI secolo. La grande crisi iconoclasta francese ebbe luogo durante le prime guerre di religione nel 1562. Nelle città conquistate dai riformati gli edifici religiosi furono sistematicamente saccheggiati. La violenza fu tale che intere chiese andarono perdute. Monumenti prestigiosi come la Basilica di San Martino a Tours o la Cattedrale della Santa Croce di Orléans furono seriamente danneggiate e distrutte. L'Abbazia di Jumièges, la Cattedrale di San Pietro di Angoulême, la Basilica di Santa Maddalena a Vézelay furono saccheggiate. Nel 1566 furono le Fiandre ed i Paesi Bassi in generale a subire una grave crisi iconoclasta. Il movimento d'ispirazione popolare ebbe inizio a Steenvoorde e di lì si espanse, divenendo quella che fu chiamata rivolta degli accattoni (revolte des gueux).
Ad integrazione del dibattito aprosiano vedi poi qui =
Giulio Cesare Scaligero , la sua offensiva postazione religiosa verso i Gesuiti e l'origine veronese, ma non dai Della Scala e, nonostante qualche legame, nemmeno dal miniaturista padovano Benedetto Bordon come avrebbe cercato di provare il figlio, del suo casato, Burdon, nel giudizio del gesuita Charles Scribani (1561-1629), autore di vari scritti come Clarus Bonarscius: sì che senza derivare dagli Scaligeri, Giulio Cesare Burdon, lo 'pseudoScaligero', era un mentitore e come credere ad un mentitore sulla sua famiglia in tema di argomenti religiosi?

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