cultura barocca
* INDICE GENERALE - 1 - LIBRO I, PARTE PRIMA - 2 - LIBRO I, PARTE SECONDA - 3 - LIBRO II, PARTE PRIMA - 4 - LIBRO II, PARTE SECONDA - 5 - LIBRO III, PARTE PRIMA - 6 - LIBRO III, PARTE SECONDA - 7 - LIBRO IV, PARTE PRIMA - 8 - LIBRO IV, PARTE SECONDA OLTRE CHE, IN GENERALE, SU MORALE, ETICA ED ESTETICA L'INFLUENZA DELL'OPERA DEL CARDINALE SFORZA PALLAVICINO SULLA PREDICATORIA SACRA E SULLA QUARESIMALISTICA CON PARTICOLARE ATTENZIONE A QUELLA ESERCITATA SUL SUO "DISCEPOLO IDEALE" PAOLO SEGNERI [Ad ulteriore titolo integrativo giova ricordare che Aprosio amava la pittura tanto che chiamò la sua Biblioteca molto spesso Museo alla sorta di una Wunderkammer non priva di una Quadreria purtroppo in gran parte dispersa per venti bellici e non solo come qui si legge e che se anche partecipò al dibattito contro la produzione pittorica di immagini giudicate oscene nella sua Quadreria, che poi era sostanzialmente una vasta raccolta di ritratti di suoi amici e sostenitori, non escluse la rappresentazione di personaggi connessi alla Scienza Nuova da Gian Domenico Cassini a Francesco Redi per esempio, pur se sussistono dubbi, nonostante le promesse fatte dallo scienziato se il ritratto tanto ambito del Redi sia realmente giunto a Ventimiglia atteso un certo disamoramento, poi forse superato, del Redi verso l'Aprosio attesi anche gli interessi rediani in botanica compresa un'interessante opera su quelle Palme che caratterizzavano il paesaggio del Ponente Ligure = è indubbio del resto che nell'ideologia aprosiana, a pro delle arti figurative, doveva aver avuto influsso il pensiero del Cardinale Sforza Pallavicino, che si sublimò in quella sua monumentale opera che è il Del Bene ( edita per la I volta nel 1644, dialogo in 4 libri, uno dei maggiori trattati di estetica del Seicento: qui integralmente proposto in versione digitalizzata da volume del 1685) e che tanta influenza ebbe sulle arti assolutamente, come qui si vede, non esclusa quella oratoria in più parti del lavoro affrontò il tema dell' imitazione poetica e pittorica e, pur biasimando la rappresentazione gratuita di oscenità, propose nel contesto della libro II, parte I, capitolo XXIX la qui digitalizzata riflessione "Si prende opportunità di sciorre un'opposizione di Platone contra la Pittura" che costituisce poi il titolo del capitolo stesso tra pag. 209]

INDICE GENERALE

* - FRONTESPIZIO
* - IMPRIMATUR
* - DEDICATORIA
* - "AI LETTORI - QUALI MATERIE, E CON QUAL ORDINE DISEGNI SCRIVER L'AUTORE"
* -"INDICE DELLE COSE PIU' PRINCIPALE"
* -"AMMONIZIONE A' CHI LEGGE"

LIBRO PRIMO / PARTE PRIMA / CAPO I. / DEDICAZIONE AL MOLTO REERENDO PADRE NOSTRO MUZIO VITELLESCHI PREPOSTO GENERALE DLLA COMPAGNIA DI GIESU'
* - CAPO II. - "QUANTO CONVENGA DI CELEBRAR LE VIRTU' DE' MODERNI, E QUAL TORTO ESSE RICEVONO DALL'ETA' NOSTRA"
* - CAPO III - "E' PIU' GIOVEVOLE AL MONDO IL CELEBRARE LE VIRTU' DE' MORTI MODERNI, CHE DE GLI ANTICHI, O DE' VIVENTI. E CONSIGLIO IN CIO' DELL'AUTORE"
* - CAPO IV - "DOTI DEL CARDINAL ALESSANDRO ORSINO"
* - CAPO V - "EGREGIA PIETA' DELLO STESSO"
* - CAPO VI - "QUALITA' RIGUARDEVOLI DI GHERARDO SARACENI GENTILHUOMO DEL CARDINALE"
* - CAPO VII - "EMINENTE LETTERATURA D'ANTONIO QUARENGO"
* - CAPO VIII - "OCCASIONE DEL RAGIONAMENTO SEGUITO FRA' PERSONAGGI RAMMEMORATI"
* - CAPO IX - "PROPONSI IL DUBBIO: SE'L BENE ONESTO SIA DISTINTO DAL GIOCONDO: E RAGIONI PER PRTE AFFERMATIVA"
* - CAPO X - "IMPUGNASI LA DISINZION DELL'ONESTO DAL GIOCONDO, E SI PONE PER FONDAMENTO, CHE'L BENE MORALE NON PUO' ESSER DISTINTO DAL BENE NATURALE, O' FISICO"
* - CAPO XI - "SI SPIEGA IL NOME DI DILETTO: SI PROPONE LA DIFFICOLTA', CH'E' IN CONOSCERE, QUALI SIANO I FINI DEL NOSTRO APPETITO. E PROVASI, NESSUNA COSA DISTINTA DALLE OPERAZIONI VITALI ESSER BENE IN RAGION DI FINE"
* - CAPO XII - "FRA LE OPERAZIONI VITALI DELLA PARTE VEGETATIVA, O' CONOSCITIVA, NESSUNA E' BENE IN RAGION DI FINE"
* - CAPO XIII - "CHE FRA LE OPERAZIONI DELLA PARTE APPETITIVA, E COSI' FRA TUTTE LE COSE IL SOLO DILETTO E' BENE IN RAGION DI FINE"
* - CAPO XIV - "OPPOSIZIONI PER CONVINCERE, CHE L'ONESTO SIA DISTINTO DAL DILETTEVOLE. E QUNTO IMPORTI A' PERSUADER UNA SENTENZA IL PORTAR SOLUZIONI, NON SOL CHE DIFENDANO, MA' CHE APPAGHINO"
* - CAPO XV - "SI COMINCIA A' RISPONDERE ALLE PRECEDENTI OBIEZZIONI: E SI TENTA LA PRIMA VIA; CIOE', CHE L'ONESTO SIA QUELLO, CHE PORTA MAGGIOR PIACERE, CHE DISPIACERE, BILANCIANDO COL PRESENTE ANCORA IL FUTURO"
* - CAPO XVI - "RIFIUTASI IL PARER CI SENECA, CHE' IL BEN PASSATO SIA STIMABILE PIU', CHE'L FUTURO: MOSTRANDO, CHE LA NATURA HA' VOLUTO IL CONTRARIO; E PERCHE."
* - CAPO XVII - "QUALI FOSSERO GLI ERRORI D'EPICURO INTORNO ALLA VIRTU'; E PRUOVASI, CHE IL PIACERE E' NENE "
* - CAPO XVIII - "ALTRA MANIERA MIGLIORE PER NON ESSER' ASTRETTO A DISTINGUER L'ONESTO DAL GIOCONDO"
* - CAPO XIX - "SI OPPONE AL PRECEDENTE DISCORSO, CHE NON DISTINGUE COME CONVIENE, CIO', CH'E' FINE DELLA NATURA, DA CIO', CH'E' FINE AL NOSTRO APPETITO"
* - CAPO XX - "SE IL DILETTO NEL MANGIARE POSSA ESSER FINE LECITAMENTE"
* - CAPO XXI - "SI OPPONE SECONDARIAMENTE ALLO STESSO DISCORSO, CHE NON E' SEMPRE ONESTO CIO' CHE RIDONDA IN MAGGIOR DILETTO DI TUTTO IL GENERE UMANO"
* - CAPO XXII - "S' INTERROMPE IL DISCORSO COL DESINARE FATTO IN BARCA DA QUE' SIGNORI"

LIBRO PRIMO / PARTE SECONDA / CAPO XXIII. / SI RITORNA AL DISCORSO, E PROPONSI UN'ALTRA DEFINIZIONE DELL'ONESTO
* - CAPO XXIV - "RIPRENDOSI COLORO, CHE NEGAN LA GLORIA ESSER BENE DI GRAN PREGIO"
* - CAPO XXV - "IMPUGNASI LA PRECEDENTE DEFINIZIONE, NON COME FALSA, MA COME NON RADICALE"
* - CAPO XXVI - "SI DEFINISCE L'ONESTO: CIO' CHE PIACE ALLA NATURA"
* - CAPO XXVII - "PROVISI LA CHIAREZZA NELL'APPORTATA DEFINIZIONE"
* - CAPO XXVIII - "TUTTE LE SETTE DE' FILOSOFI ACCORDANSI CON LA PREDETTA DEFINIZIONE. PER QUAL RAGIONE ELLA SIA VERA; E QUAL REGOLA CI SIA PER SAPERE CIO' CHE ALLA NATURA PIACE"
* - CAPO XXIX - "MOSTRASI, CHE LA PREDETTA DEFINIZIONE SPIEGA LA PRIMA, E LA PIU' NOBILE PROPRIETA' DELL'ONESTO"
* - CAPO XXX - "QUAL CONTO DEBBA FARSI DEL PIACERE DE' BRUTI NEL DETERMINARE L'ONESTA' DEGLI OGGETTI"
* - CAPO XXXI - "S'INFERISCE, PERCHE' NESSUNA COLPA LEGGIERA SIA LECITAMENTE DESIDERABILE PER QUALUNQUE GRAN BENE. INCHE SIA FONDATO QUEST'OBLIGO NELLE CREATURE, E COME SIA EGLI IN DIO "
* - CAPO XXXII - "NON SI PUO' OPERAR CON VIRTU' SENZA UNA COGNIZIONE, ALMENO CONFUSA DI DIO "
* - CAPO XXXIII - "SI RACCOGLIE LA REGOLA PER CONOSCER L'ILLECITO: E' L'IMPUGNAZIONE DEGLI STOICI, CHE PONEVANO TUTTI I PECCATI UGUALI "
* - CAPO XXXIV - "OGNI PICCIOL DILETTO, EZIANDIO CORPORALE, PURCHE' LECITO PUO' ESSER AMATO PER SE' IL MEDESIMO CON VIRTU' "
* - CAPO XXXV - "COME LA DIFFICOLTA' RENDA L'OGGETTO SEMPRE MEN BUONO, E PUR TALORA PIU' ONESTO. E QUANDO COMINCI NEGLI HUOMINI L'USO DELLA RAGIONE"
* - CAPO XXXVI - "SI FA' LA SECONDA PRINCIPALE OBJEZZIONE AL PRIMO DISCORSO, RIDUCENTE OGNI BENE AL DILETTO; CIO' E', CHE IVI SI CONFONDA IL FINE, IL QUALE, E'L FINE COL QUALE"
* - CAPO XXXVII - "SI PRENDE OCCASIONE DI CERCARE, COME LA BEATITUDINE DE' CELESTI SIA DIO"
* - CAPO XXXVIII - "DUE MANIERE, ONDE CI PUO' DILETTARE UNA COGNIZIONE. E PERCHE LA BEATITUDINE NATURALE SIA LA COGNIZIONE, E LA SOPRANNATURALE SIA L'OBJETTO"
* - CAPO XXXIX - "VARIE OPINIONI INTORNO ALLA BEATITUDINE CELESTIALE: MANIERA DI CONCORDARLE, E SI SPIEGA LA NATURA DELL'AMICIZIA"
* - CAPO XXXX - "IL POSSESSO DELLA CELESTE BEATITUDINE CONSISTE UGUALMENTE NELLA VISIONE, NELL'AMORE, E NEL GAUDIO"
* - CAPO XXXXI - "SI CAVA DAL PRESENTE DISCORSO, COME S'ACCOPPII NE' SANTI LA PIENA CONTENTEZZA CON LA DISAGGUAGLIANZA DELLA BEATITUDINE"
* - CAPO XXXXII - "COME I BEATI SIAN CONTENTI, NON HAVENDO TUTTO CIO', CHE DESIDERANO"
* - CAPO XXXXIII - " IN CHE CONSISTA IL TORMENTO PRINCIPALE DE' DIAVOLI; E COME NON DIA LORO ALCUN GUSTO IL PECCAR DEGLI HUOMINI"
* - CAPO XXXXIV - " CHI VEDESSE DIO SENZA AMARLO, NON SARIA BEATO"
* - CAPO XXXXV - " SI ESAMINA, SE LA BELLEZZA DELL'OGGETTO IN ORDINE AL RIGUARDATORE SIA BENE IN RAGIONE DI FINE, O' SOLO DI MEZZO"
* - CAPO XXXXVI - " SI DEDUCE LA CONFORMAZIONE DI CIO', CHE SI E' DETTO IN NEGARE, CHE LA VISIONE SENZA L'AMOR DI DIO POTESSE BEARE E SI TERMINA IL DISCORSO"
** - "ESSENDOSI DETTE MOLTE COSE IN QUESTO PRIMO LIBRO, O' INCIDENTALMENTE, O' PER MANIERA DI DUBITARE, O' AFFINE DI RISOLVERLE NE' SEGUENTI, SI E' GIUDICATO OPPORTUNO DI REGISTRAR QUI' UN SOMMARIO DELLE CONCLUSIONI PRINCIPALMENTE IN ESSO GIA' STABILITE"

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LIBRO SECONDO / PARTE PRIMA / CAPO I. / DEDICAZIONE . ALL'ILLUSTRISS. ET ECCELL. SIG. IL SIGNOR MARCHESE VIRGILIO MALVEZZI
* - CAPO II. - " ARRIVO DEL PADRE ANDREA EUDEMIOANNES DELA COMPAGNIA DI GIESU', SUE QUALITA': ED USCITA IN CARROZZA DI QUE' SIGNORI, A FINE DI RIPIGLIARE I DISCORSI"
* - CAPO III. - " QUANTO IMPORTI LA COGNIZIONE"
* - CAPO IV. - " PARAGONE FRA PLATONE, E ARISTOTILE. QUESTI MEN VAGO D'ECCITAR MERAVIGLIE; PERO' DA PRIMA MENO AMMIRATO: MA' PIU' VERITIERO; E PERO' AL FIN PIU' CREDUTO."
* - CAPO V. - " ARISTOTILE NELLE DOTTRINE MORALI IN CHE SI VANTAGGIO' SOPRA OGNI LTRO, ED IN CHE LASCIO' CAMPO DI LODE A' SEGUENTI SCRITTORI: MANCAMENTO DI VARI MODERNI"
* - CAPO VI. - " SI RIFERISCONO, E S'IMPUGNANO LE SENTENZE DI CAPREOLO, E DI DURANDO SOPRA IL CONCETTO DEL BENE"
* - CAPO VII. - " IL BENE NON PUO' DEFINIRSI, PERCHE' E' CONCETTO MANIFESTO DI SUA NATURA. E QUALI SORTI DI SPIEGAZIONI, POSSAN DARSI DI TALI OGGETTI."
* - CAPO VIII. - " LE DUE ULTIME ANNOVERATE SORTI DI SPIEGAZIONI INTORNO A' CONCETTI PER ALTRO NOTI GIOVANO ALLE SCIENZE; E QUI' SI APPORTANO INTORNO AL BENE"
* - CAPO IX. - " CONVENEVOL MANIERA DI LODARE GLI AUTORI, E DI SPECULARE."
* - CAPO X. - " OPPONSI, CHE PIU' OPPORTUNO A' SPIEGARE IL BENE SAREBBE IL GAUDIO, CHE L'APPETITO."
* - CAPO XI. - " DIFENDESI ARISTOTILE, CHE HABBIA DICHIARATO IL BENE CON L'APPETITO E NON COL GAUDIO. PROPONSI PRIMA A' TAL FINE LA DIFFERENZA FRA'L BUONO E'L BELLO; MA RIFIUTASI."
* - CAPO XII. - " LE QUATTRO ANNOVERATE PREROGATIVE, MOSTRANSI PIU' VANTAGGIOSE NELL'APPETITO, CHE NEL GAUDIO."
* - CAPO XIII. - " SI COMPONE LA DEFINIZION DEL BENE COLL'APPETITO, E COL GAUDIO, E SI DEFINISCE PRIMIERAMENTE IL BENE FINALE FISICO; MOSTRANDOSI, CHE DALLA NOTIZIA DI QUESTO PENDE LA DEFINIZIONE DEL BENE UTILE, COME DEL MORALE."
* - CAPO XIV. - " RIFERISCONSI LE TRE FAMOSE OPINIONI DE' DOGMATICI DEGLI ACCADEMICI, E DEGLI SCETTICI INTORNO ALLA COGNIZIONE UMANA."
* - CAPO XV. - " GLI SCETTICI COL NEGARE OGNI CERTEZZA, E PROBABILITA', VANTAVANSI D'HAVER TROVATA LA QUIETE, IN VANO CERCATA DALL'ALTRE SETTE."
* - CAPO XVI. - " FAMOSO SCETTICO SESTO EMPIRICO: ARGOMENTI SUOI DISUGUALI DI FORZE; E PERCHE."
* - CAPO XVII. - " I DUE FONDAMENTI DELLA SCIENZA UMANA SONO LA RELAZIONE DEL SENSO, E'L NEGOZIATO DEL DISCORSO. E COME CON MOLTI ARGOMENTI LA PRIMA DAGLI SCETTICI VENGA IMPUGNATA."
* - CAPO XVIII. - " SI ARGOMENTA CONTRO LA FORZA DEL DISCORSO, E SPECIALMENTE CONTRO L'USO DELL'INDUZZIONE"
* - CAPO XIX. - " PROVASI, CHE L'INDUZZIONE E' INABILE A' CAGIONARE NON PUR L'EVIDENZA MA LA PROBABILITA'"
* - CAPO XX. - " NESSUN PUO' ASSICURARSI DI NON ESSER'IN DIMENTICANZA, IN SOGNO, O' IN FOLLIA"
* - CAPO XXI. - " SPECIALMENTE IL DISCERNERE I BENI DA' MALI E' IMPOSSIBILE, NON VALENDO A' CIO' PER ARGOMENTO NE' IL PARER DE' PIU', NE' IL PARER DE' SAGGI"
* - CAPO XXII. - " BENCHE I POPOLI, E I SAVII ORA CONOSCIUTI SI AMMETTESSERO PER LEGITTIMI GIUDICI, LA DISCORDIA FRA LORO E' TANTA, CHE NON SI PUO SENTENZIARE"
* - CAPO XXIII. - " RISPONDESI AL PRECEDENTE DISCORSO: E PRIMO SI MOSTRA CHE GLI SCETTICI NE' LORO STESSI PRINCIPII SI CONTRADICONO, E SON COSTRETTI D'AMMETTER CERTEZZA, E PROBABILITA'"
* - CAPO XXIV. - " SI DEFINISCE, CHE COSA SIA EVIDENZA; E MOSTRASI, CH'ELLA SI PRUOVA IN MOLTE PROPOSIZIONI, E PIU' IN QUELLE CHE DA TUTTI SI CREDONO SENZA PRUOVA. OBBLIOGO DE' DOGMATICI NON E' IL PROVARLE, MA' IL DIFENDERLE DALLE OPPOSIZIONI CONTRARIE"
* - CAPO XXV. - " VARII GENERI D'INEGUALE EVIDENZA. COME NE APPAJA CHE NON SOGNIAMO, NE' VANEGGIAMO"
* - CAPO XXVI. - " DALL'EVIDENZA DELLE PROPOSIZIONI IMMEDIATE, SI PASSA A' QUELLA DEL DISCORSO; E SI MOSTRA, COME SPESSO DAL CONCORDARE IN UN PRINCIPIO CONDIZIONATO NASCON FAMOSE DISCORDIE TRA' FILOSOFANTI NELLE CONSEGUENZE ASSOLUTE"
* - CAPO XXVII. - " IL SENSO NON ERRA MAI, E COSI' PARVE A SANT'AGOSTINO"
* - CAPO XXVIII. - " COME L'ANIMO PRENDE OCCASIONE D'ERRARE DALLE VERE RELAZIONI DEL SENSO"
* - CAPO XXIX. - " SI PRENDE OPPORTUNITA' DI SCIORRE UN'OPPOSIZIONE DI PLATONE CONTRA LA PITTURA"
* - CAPO XXX. - " COME FACCIA L'INTELLETTO A' CAVAR DI SUO QUALCHE NUOVA VERITA' DALLE RELAZIONI DEL SENSO NE' A CIO' BASTARE QUEL PRINCIPIO OGNI COSA, O E', O NON E'; QUAL SIA LA FORZA DI TAL PRINCIPIO"
* - CAPO XXXI. - " CONDIZIONI RICHIESTE A' QUE' PRIMI PRICIPII, CHE SONO FONTI DI OGNI DISCORSO, NEL QUALE DALL'ESSER D'UNA COSA INFERISCASI L'ESSER D'UN'ALTRA COSA DISTNTA."
* - CAPO XXXII. - " PROPONGONSI CINQUE DE' SOPRADETTI SEI PRINCIPII, QUATTRO EVIDENTI FISICAMENTE, UNO MORALMENTE."
* - CAPO XXXIII. - " SESTO PRINCIPIO EVIDENTE MORALMENTE, E FONDAMENTO DI TUTTA LA PRATICA."
* - CAPO XXXIV. - " PROPOSIZIONE PARTICOLARE, CHE UNITA AL PRECEDENTE RPINCIPIO, REGOL LA VITA UMANA."
* - CAPO XXXV. - " DIFENDESI LA VERITA' DE' PREDETTI PRINCIPII DALLE OPPOSIZIONI DEGLI SCETTICI."
* - CAPO XXXVI. - " SUFFICIENZA DI TALI PRINCIPII A' RENDER SICURA, ED UTILE L'INDUZZIONE. E QUAL SIA L'USO LEGITTIMO DELL'INDUZZIONE."
* - CAPO XXXVII. - " SCIOLGONSI LE OPPOSIZIONI DEGLI SCETTICI CONTRO ALLA MORLE, E CONTRO ALLE CONSULTE DELLA PRUDENZA."
* - CAPO XXXVIII. - " QUANTO VAGLIA L'AUTORITA' DE' FILOSOFI, E QUANTO SIA UTILE LA FILOSOFIA."
* - CAPO XXXIX. - " COME LA CONTRARIETA' DELLE LEGGI FATTE DA' VARI LEGISLATORI NON MOSTRI, CHE LA PRUDENZA UMANA NON GIOVA A' DISCERNERE IL BENE DAL MALE; E CHIUDESI LA MATERIA."

LIBRO SECONDO / PARTE SECONDA
* - CAPO XL. - " RICOMINCIASI LA MATERIA: COME APPAIA DARSI NATURA OPERANTE PER QUALCHE FINE, E NON A' CASO."
* - CAPO XLI. - " SI DIFENDE L'OPINIONE DI DEMOCRITO A' FAVOR DEL CASO, ED IMPUGNASI A PRECEDENTE RAGIONE, CHE SUOL PARERE CONVINCENTE CONTRA DI LUI"
* - CAPO XLII. - " NE' MENO LA LUNGA UNIFORMITA' NELL'ORDINE DELLE COSE PAR BASTANTE PRUOVA AD ESCLUDERNE PER AVVENTURA IL CASO."
* - CAPO XLIII. - " IMPUGNASI EFFICACEMENTE LA SENTENZA DI DEMOCRITO."
* - CAPO XLIII. - " IMPUGNASI EFFICACEMENTE LA SENTENZA DI DEMOCRITO."
* - CAPO XLIV. - " CONFERMASI LO STESSO, E DICHIARASI LA DIFFERENZA TRA' CASO, ARTE, NATURA, FORTUNA."
* - CAPO XLV. - " SI MOSTRA, CHE QUESTA NATURA DISTINTA DAL CASO, LA QUAL GOVERNA IL MONDO, CONVIEN, CHE HABBIA INTENDIMENTO, E VOLERE, E CHE OPERI PER FINE."
* - CAPO XLVI. - " SI PROPONE L'ERRORE DI MANICHEO, CHE PONEA DUE SUPREMI PRINCIPII, L'UNO DEL DEL BENE, L'ALTRO DEL MALE: L'ERROR DI CALVINO: E L'ERROR DI DURANDO ED ALTRE OPINIONI ."
* - CAPO XLVII. - " RIFIUTASI LA SENTENZA DI MANICHEO."
* - CAPO XLVIII. - " RIGETTASI L'OPINION DI CALVINO, CHE FA' DIO AUTOR DE' NOSTRI PECCATI."
* - CAPO XLIX. - " SI PRUOCA CONTRA DURANDO, CHE DIO CONCORRE A' TUTTE LE AZZIONI DELLE CREATURE."
* - CAPO L. - " SI COMINCIA A' SPIEGARE, COME, BENCHE' IL MALE SIA POSITIVO, EGLI NON HABBIA PER ORIGINE DIO, MA' IL NOSTRO NULLA."
* - CAPO LI. - " DUE SOLI MALI POSITIVI FISICI INTERNI, ERRORE E DOLORE, AMENDUE PER COLPA DEL NOSTRO NULLA."
* - CAPO LII. - " SPECIALE NECESSITA' DEL DOLORE NELLE CREATURE LIBERE; E DISCORRESI SOPRA LA NATURA DEL DOLORE ."
* - CAPO LIII. - " OLTRE I DUE MALI FISICI POSITIVI, V'HA IL MALE MORALE, CH'E' IL PECCATO E PERCHE' FU NECESSARIO, CH'EI FOSSE POSSIBILE."
* - CAPO LIIII. - " QUANTO LA SETTA DEGLI STOICI, SANTA IN APPARENZA, SIA PERNICIOSA IN ESISTENZA. UTILI DEL PECCATO."
* - CAPO LV. - " RISPONDESI ALL'OGGEZZIONE, CHE SE IL PECCATO CAGIONA PIU' MALE, CHE BENE, DIO NOL PUO' PERMETTERE. SE CAGIONA PIU' BENE, CHE MALE, IL PUO' VOLERE EFFICACEMENTE."
* - CAPO LVI. - " PERCHE' NESSUN PECCATO POSSA PREVEDERSI ORIGINE DI SII' GRAN BENE, CHE SIA ONESTO A' DIO IL VOLERLO EFFICACEMENTE: E PERCHE' LA CREATURA NON POSSA MAI SODISFAR A' PIENO PER LA COLPA MORTALE."
* - CAPO LVII. - " SI SCOGLIE UNA DIFFICOLTA' CONTRA LA PRECEDENTE DOTTRINA: E SI SPIEGA QUAL SIA L'OGGETTO DELLA VOLONTA' OBBLICATIVA."
* - CAPO LVIII. - " COME S'ACCORDI COLLE COSE PREDETTE, CHE POTESSERO PECCAR COLORO, I QUALI STIMAVANO TRASCURARSI DA DIO TUTTE L'OPERE MORTALI."
* - CAPO LIX. - " L'AMORE INQUANTO AMORE, E L'ODIO, IN QUANTO ODIO, NON PUO' MAI ESSER COLPEVOLE."
** - " CONCLUSIONI PRINCIPALMENTE STABILITE NEL SECONDO LIBRO "

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LIBRO TERZO / PARTE PRIMA / CAPO I. / DEDICAZIONE . ALL'ILLUSTRISS. E REVERENDISS. SIG. MONS. FABIO CHIGI VESCOVO DI NARDO E NUNZIO DELLA SANTITA' DI NOSTRO SIGNORE IN COLONIA"
* - CAPO II. - " DUE OPPOSIZIONI CONTRA LA MANIERA DI SCRIVERE CHE USA L'AUTORE."
* - CAPO III. - " PERCHE' LA'UTORE CERCHI D'UNIRE LA LEGGIADRIA COLLA SOTTIGLIEZZA, E SI ASTENGA DA QUELLA COPIA DI RAGIONI, CHE USANO I MODERNI SCOLASTICI."
* - CAPO IV. - " PERCHE' L'AUTORE SIA MENO ORNATO, CHE QUE' MODERNI, I QUALI TRATTARONO CON AMENITA' LE MATERIE MORALI."
* - CAPO V. - " SI RIPIGLIA IL DISCORSO DAGL'INTRODOTTI PERSONAGGI."
* - CAPO VI. - " NON COSI' E' TEMERITA' L'INDAGARE I FINI DELLA NATURA, COME DE' PRINCIPI TERRENI: QUESTA GLI PALESA, E PERO' FA POCHE LEGGI, ED INVIOLABII, QUELLI GLI CELANO, E PERCHE'."
* - CAPO VII. - " NON L'ESSER DELLE SOSTANZE, MA PIU' TOSTO IL CORROMPIMENTO, PAR, CHE SIA FINE DELLA NATURA NELL'OPERARE."
* - CAPO VIII. - " DIVERSITA' D'UFFICII. FTA LA NATURA PARTICOLARE, E L'UNIVERSALE."
* - CAPO IX. - " SE FINE DELLE PREDETTE NATURE SIA MERAMENTE L'ESSERE, E DEGLI INDIVIDUI. E DELLE SPECIE, O' ANCHE DEL PIACERE."
* - CAPO X. - " SE'L MONDO SIA FABRICATO NATURALMENTE PER L'HUOMO; VARIE SENTENZE DEGLI ANTICHI."
* - CAPO XI. - " IL MONDO NON E' PRODOTTO PER BENEFICIO DELLE COSE INSENSATE: IL BEN DI QUESTE NON PUO' BRAMARSI COME FINE NE' DA NOI, NE' DALLA NATURA: E DUE OPPOSIZIONI CONTRA CIO'."
* - CAPO XII. - " IN QUAL SENTIMENTO SIA VERO CIO', CHE DICONO I FILOSOFI, CHE LA SOSTANZA, I FINI, GLI ACCIDENTI E LE OPERAZIONI SONO MEZZI, RISPETTO ALLA NATURA."
* - CAPO XIII. - " NON SEMPRE IL FINE ESSER PIU' NOBILE DEL SUO MEZZO."
* - CAPO XIV. - " COME, SE IL TUTTO E' GENERATO DALLA NATURA IN GRAZIA DELLE COSE CONOSCITRICI, SIENO AL MONDO TANTI OGGETTI LOR DISPIACEVOLI, E NOCIVI."
* - CAPO XV. - " I BRUTI ESSER CAPACI DI LORO PROPRIO BENE."
* - CAPO XVI. - " COME SI INTENDA QUELLA PROPOSIZIONE DE' METAFISICI: OGNI ESSER E' BENE."
* - CAPO XVII. - " SI ESPONDE UN LUOGO D'ARISTOTILE, E SI SCUPRE UNA INTERESSATA MANIERA, CHE USA L'UOMO IN NOMINAR BENE, O' MALE."
* - CAPO XIX. - " CERCASI RAGIONE, CHE MOSTRI, IL MONDO ESSER FABRICATO PER L'HUOMO SOLO: E RIFIUTASI LA COMUNE."
* - CAPO XX. - " MOSTRASI CON L'ESPERIENZA LA INCOMPARABILE MAGGIORANZA DELL'HUOMO SOPRA OGNI ANIMALE."
* - CAPO XXI. - " L'HUOMO ANCHE DA' SENSI TRAE PIU' DILETTO, CHE' OGNI ANIMALE. E DISCORRESI SOPRA LA NATURA DE' SENSI."
* - CAPO XXII. - " CONCHIUDESI, CHE L'HUOMO PER VERITA', E NON PER INGANNO D'AMOR PROPRIO, STIMA SEE' PIU' FELICE DE' BRUTI. L'AMOR PROPRIO SCEMA, NON ACCRESCE L'OPINIONE DELLA PROPRIA FELICITA'."
* - CAPO XXIII. - " s'INSERISCE, CHE LA NATURA FECE IL MONDO PER L'HUOMO. E CONFERMASI DALLA SPECIAL POTENZA, CHE GLI DIE' DI MUOVERE, E DI COLLOCARE, NELLA QUAL POTENZA CONSISTE IL DOMINIO."
* - CAPO XXIV. - " DAL'ULTIMA RAGIONE SI CA, CHE L'HUOMO NON HA' VERUN DOMINIO DE' CORPI CELESTI, COME DE' TERRENI. E SI DECIDE UNA CONTROVERSIA PROPOSTA IN UN APOLOGO DA DEMOSTENE."
* - CAPO XXV. - " SI PASSA A CERCARE, S'E L MONDO SIA FABRICATO PER GLI ANGELI: E RAGIONI PER DUBITARE SE L'ANGELO SI PIU' PERFETTO DELL'HUOMO."
* - CAPO XXVI. - " QUALE STIMA SI DEBBA FARE DELLA COMUNE OPINIONE."
* - CAPO XXVII. - " DALL'ESSER L'ANGELO PRIVO DI SENSO, E COSI' OGNI SENSIBIL PIACERE, E DOLORE, SI RACCOGLIE, CHE EGLI E' PIU' FELICI DELL'HUOMO."
* - CAPO XXVIII. - " COME LA MORTALITA' DELL'HUOMO IL PRUOVI MEN FELICE DELL'ANGELO, E SI MOSTRA CHE NATURALMENTE ALL'ANIMA SAREBBE MEN DILETTEVOLE LO STAR DISCIOLTA DAL CORPO, CHE LO STARVI CONGIUNTA."
* - CAPO XXIX. - " IL MONDO NON E' FORMATO PER GLI ANGELI, MA' PER GLI HUOMINI."
* - CAPO XXX. - E INGIURIOSO A' DIO L'AFFERMARE, CHE LE CREATURE SIEN PURI MEZZI, DI CUI EGLI SIA IL FINE."
* - CAPO XXXI. - PER VEDER SE DIO SIA UNICO FINE AL QUALE, E'L MONDO FINE IL QUALE, SI CONSIDERA, SE LE COSE ESTERNE POSSONO ESSER BENE IN RAGION DI FINE, E SPECIALMENTE L'AMOR ALTRUI."
* - CAPO XXXII. - " COME ANCHE L'ONORE SIA BENE IN RAGION DI FINE."
* - CAPO XXXIII. - " PERCHE' A DIO PIACCIA L'ESSER AMATO, ED ONORATO."
* - CAPO XXXIV. - " SE DIO HABBIA POTUTO CREAR SOLE COSE INSENSATE, O' SOLE COSE IRRAGIONEVOLI."
* - CAPO XXXV. - " COME DIO SOLO SIA L'ULTIMO FINE DEL TUTTO, S'EGLI AMA LE CREATURE CON AMOR D'AMICIZIA, & OPERA PER LORO PRO'."

LIBRO TERZO / PARTE SECONDA / CAPO I. / CAPO XXXVI: "RIPIGLIASI IL DISCORSO. PROPONSI PER CONCLUSIONE, CHE SOLO L'ESSERE, IL CONOSCERE, IL DILETTARSI SIENO FINI INTERNI FISICI; E LA MANIERA DI PROVAR CIO'."
* - CAPO XXXVII. - " SI PRUOVA L'ANTECEDENTE CONCLUSIONE, SCORRENDO PER TUTTI I DIECI PREDICAMENTI, NOVE DE' QUALI ESAMINANSI NEL PRESENTE CAPO."
* - CAPO XXXVIII. - " LO STESSO SI MOSTRA NEL PREDICAMENTO DELLA QUALITA', E QUAL BENE SIA LA POTENZA."
* - CAPO XXXIX. - " SI CONCHIUDE IL MEDESIMO IN QUELLE QUALITA', CHE SONO INSIEME OPERAZIONI DELL'ANIMA; E SI MOSTRA, CHE OGNI AMORE, ED OGNI SPERANZA CONTIENE GAUDIO ."
* - CAPO XL. - " ESCLUSE L'ALTRE COSE DALL'ESSER ULTIMI FINI, PRUOVASI CIO' CONVENIRE A QUELLE TRE: ESSERE, SCIENZA, E DILETTO. E CON QUAL DISSOMIGLIANZA ."
* - CAPO XLI. - "COME SIA BENE IN RAGION DI FINE OGNI SCIENZA, ANCHE DE SUCCESSI INFELICI ."
* - CAPO XLII. - "COME ANCHE L'ESSERE SIA BENE IN RAGION DI FINE; E CONFERMARSI, CHE SOL QUEI TRE' SIENO GLI ULTIMI BENI ."
* - CAPO XLIII. - "OPPOSIZIONI A' FIN DI PRUOVARE, DARSI ALTRI FINI, OLTRE A' QUEI TRE' ."
* - CAPO XLIV. - "CONCORDIA DELE PREDETTE DUE OPINIONI CONTRARIE."
* - CAPO XLV. - "CONSEGUENZE UTILI, CHE SI TRAGGONO DALLA PREDETTA CONCORDIA ."
* - CAPO XLVI. - "SECONDA APPOSIZION PRINCIPALE CONTRO IL DISCORSO DEL QUERENGO, LA QUALE, PRUOVA, CHE ANCHE L'ERRORE E' BENE ."
* - CAPO XLVII. - "TENTASI LA SOLUZIONE, COL MOSTRARE, CHE L'ERRORE E'ABBORRITO LONTANO, & ODIATO PRESENTE: E COME ALCUNO POSSA CONOSCERE IL SUO ERRORE PRESENTE."
* - CAPO XLVIII. - "IMPUGNASI LA SOLUZIONE PRECEDENTE, E CONFERMASI CON ALTRE STAGIONI, CHE L'ERRORE SIA PIU' BENE CHE MALE ."
* - CAPO XLVIII. - "IMPUGNASI LA SOLUZIONE PRECEDENTE, E CONFERMASI CON ALTRE STAGIONI, CHE L'ERRORE SIA PIU' BENE CHE MALE ."
* - CAPO XLIX. - "S'INSINUA LA RISPOSTA, COL DISTINGUER LE TRE' OPERAZIONI DELL'INTELLETTO: MOSTRANDO CHE ANCHE LA PRIMA APPRENSIONE E' BENE E CHE ELLA E' IL FINE DELLA POESIA ."
* - CAPO L. - "PERCHE' SE IL FINE DELLA POESIA E' LA SOLA APPRENSIONE, E NON IL GIUDIZIO, ELLA CERCHI LA VERISIMILITUDINE, E POSSA MUOVER GLI AFFETTI ."
* - CAPO LI. - "SI CAVA DALLE COSE PREDETTE, PERCHE' LA POESIA RAPPRESENTI CON LODE QUE' MINUTI PARTICOLARI, CHE RIFIUTA L'ISTORIA. E DI QUAL VERSIMILE SIA VAGA LA POESIA ."
* - CAPO LII. - "CON LA PREDETTA DISTINZIONE TRA L'APPRENSIONE, E' GIUDICIO, SI CONCHIUDE, CHE NELL'ATTO D'APPRENSIONE CONTENUTA E' BENE, IL GIUDICIO FALSO E' MALE ."
* - CAPO LIII. - "SI RACCOGLIE DALLA PRECEDENTE DOTTRINA, CHE LA BELLEZZA E' SOL BENE IN RAGION DI MEZZO."
* - CAPO LIV. - "LEVAR GLI EQUIVOCI, QUANTO IMPORTI ALLA FILOSOFIA."
* - CAPO LV. - "ONDE', CHE ALCUNI ERRORI, BENCHE' CONOSCIUTI, ACQUISTINO LODE AL L'INTELLETTO; E CHE VOGLIA DIRE INGEGNO. TUTTA LA SINGOLARITA' DELLA SAPIENZA CONSISTE NELL'APPRENDERE, NON NEL GIUDICARE."
* - CAPO LIV. - "ALCUNI ERRORI SONO LODATI, PERCHE' CONTENGONO PIU' DI VERITA', CHE D'ERRORE"
** - " CONCLUSIONI STABILITE NEL TERZO LIBRO "

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LIBRO QUARTO / PARTE PRIMA / CAPO I. / DEDICAZIONE . ALL'ILLUSTRISS. E REVERENDISS. SIGNORE MONSIGNOR GIULIO ROSPIGLIOSI ARCIVESCOVO DI TARSI E NUNZIO DELLA S. SEDE AP. AL RE' CATTOLICO"
* - CAPO II. - " MOLTITUDINE D'OPINIONI SOPRA LA FELICITA' NATURALE."
* - CAPO III. - " PER FELICITA' UMANA NON S'INTENDE UN BEN NE' SOMMO, NE' IDEALE, MA' UNO STATO ECCELLENTEMENTE BUONO FRA GLI HUOMINI."
* - CAPO IV. - " NUMERO DE' BENI ULTIMI. LA FELICITA' CONSISTE PRINCIPALMENTE NE' MEZZI. LA SPERANZA E'L TIMORE SON QUEGLI AFETTI, CHE RENDON L'HOMO FELICE, O' MISERO."
* - CAPO V. - " LE CAGIONI CONSERVATIVE DELL'ESSER CAGIONANO ANCHE LA PRIVAZIONE DEL DOLORE, E PERCHE'. QUALI SIENO."
* - CAPO VI. - " PER CONOSCERE QUAL BENE SIA LA SANITA',SI DISCORRE SE SIA BENE LA VITA LUNGA, CH'E' EFFETTO DI ESSA."
* - CAPO VI. - " SI ESAMINA UN ALTRO ARGOMETO, ONDE ALCUNI PRUOVANO CHE NON DEE SPIACER NATURALMENTE LA MORTE; E QUANDO SIA ONESTO IL DESIDERARLA."
* - CAPO VIII. - " QUANTO SIA GRAN BENE LA SANITA'. I DOLORI DEL CORPO ESSER I MAGGIORI DI TUTTI."
* - CAPO IX. - " NON E' VERO CHE LE MALATTIE SIENO DESIDERABILI, COME FRENO DEL PECCARE."
* - CAPO X. - " ANCHE GIOVI LA ROBUSTEZZA DEL CORPO: ELLA E' NECESSARIA PER LA FELICITA' D'UN INTERA NAZIONE, MA' NON D'UN HUOMO."
* - CAPO XI. - " QUAL SORTE DI ROBUSTEZZA SIA QUELLA CHE RICHIEDESI ALLA FELICITA' D'UN POPOLO."
* - CAPO XII. - " QUALE ETA' SIA CAPACE DI FELICITA'. E PRIMA DISCORRESI DELL'ADOLESCENZA."
* - CAPO XIII. - " PARAGONE FRA LE ALTRE ETA'. E SPECIALMENTE DISCORRESI DELLA VECCHIEZZA."
* - CAPO XIV. - " QUANTO GRAN BENE SIA LA SCIENZA, E PER QUALI RAGIONI ARISTOTILE PONESSE LA FELICITA' NELLE SCIENZE SPECULATIVE, E DISUTILI."
* - CAPO XV. - " RISPONDESI ALLE SOPRADETTE RAGIONI; E SI PROCURA DI PREFERIR LA MORALE."
* - CAPO XVI. - " CONCHIUDESI, IN QUAL SENTIMENTO SIA VERO, CHE LA SPECOLATIVA E' MIGLIOR PARTE DELLA FELICITA', CHE' LA PRATICA. E SOMMO DILETTO DELLA SCIENZA QUALUNQUE ESSA SIA."
* - CAPO XVII. - " COME, SE LA SCIENZA E'L MIGLIOR PARTE DELLA FELICITA', TANTI SCIENZIATI SIENO INFELICI. IL MANCAMENTO DE' MINORI BENI E' IL MAGGIOR FRA I MALI."
* - CAPO XVIII. - " IN ORDINE A' QUALI BENI LA SAPIENZA SIA MEZZO UTILE. RIFIUTANSI DUE LODI: UNA, CHE LE ATTRIBUISCE LA MOLTITUDINE: L'ALTRA, CHE LE DA' PLATONE ."
* - CAPO XIX. - " ALTRI BENI, A' CUI VERAMENTE LA SAPIENZA E' MEZZO GIOVEVOLE. QUANTO ELLA AIUTI LA VIRTU'. QUAL SIA MAGGIOR GLORIA, O DELLA SAPIENZA, O' DELL'ARMI, O' DELLA POTENZA."
* - CAPO XX. - " QUAL SIENO, I MEZZI OPPORTUNI ALLA SAPIENZA."
* - CAPO XXI. - " DEL GAUDIO: E SE SIA PARTE DELL FELICITA' IL GAUDIO FALSO."
* - CAPO XXII. - " DEL DILETTO, IN QUANTO APPARTIENE AL SENSO. SI PROPONE LA PIU' APPARENTE MANIERA PER DIFENDER LA SENTENZA D'EPICURO INTORNO ALA FELICITA'."
* - CAPO XXIII. - " LA MAGGIOR PARTE DEGLI OGGETTI SI DESIDERA PER FALSA SPERANZA. RISPONDESI AD UN'ALTRA OBIEZIONE CONTRA EPICURO. TEMPERANZA DI LUI."
* - CAPO XXIV. - " RIFIUTASI L'ARGOMENTO SOLITO' A' FARSI CONTRA EPICURO, CH'EGLI PONGA LA FELICITA' DELL'HUOMO, COMUNE ALLE BESTIE."
* - CAPO XXV. - " PER IMPUGNAR EPICURO, SI DISTINGUONO FRA' PIACERI DEL SENSO, QUEI CHE SONO, E QUEI CHE NON SONO MEDICAMENTI DEL DOLORE."
* - CAPO XXVI. - " PRUOVASI CHE LA FELICITA' NON PUO' STARE IN QUE' SENSUALI DILETTI, CHE SON MEDICINE."
* - CAPO XXVII. - " NE' MENO LA FELICITA' PUO' CONSISTRE IN QUE' PIACERI DI SENSO, CHE NON SONO MEDICAMENTO. DISCORRESI DELL'ODORATO, DELLA VISTA, DELL'UDITO."
* - CAPO XXVIII. - " L'ESSER LIBERO DALLA MOLESTIA NEL SENSO, E SPECIALMENTE NEL TATTO, E' NECESSARIO PER LA FELICITA'. DA QUEST'ULTIMA NIUNA RICCHEZZA, O' POTENZA E' FRANCA, E PERCHE'."
* - CAPO XXIX. - " QUANTO SIA GUSTOSO L'ESSER AMATO: E PERCHE' CIO'.
* - CAPO XXX. - " DIMOSTRASI CHE IL PIU' CERTO MEZZO, PER ESSER AMATO, E' LA VIRTU', E DUE LIMITAZIONI DI QUESTA REGOLA."
* - CAPO XXXI. - " CONCILIANO AMORE, ANCHE I PREGI DELLA NATURA; LA NOBILTA', QUALE; E PERCHE.'"
* - CAPO XXXII. - " L'ESSER PIU' TOSTO AMATO, CHE' ODIATO, E' PARTE ESSENZILE DELLA FELICITA', E QUINDII SI CAVA, CHE SENZA VIRTU', NON SI DA' FELICITA'."
* - CAPO XXXIII. - " DELL'ONORE, E IN QUAL MODO SIA CONTRARIO, IN QUAL MODO COMPAGNO DELL'AMORE."
* - CAPO XXXIV. - " S'INTRODUCE LA QUISTIONE, SE SIA MIGLIORE AL PRINCIPE LA VIA DELL'AMORE, E DEL TIMORE."
* - CAPO XXXV. - " IMPUGNASI LA PREDETTA MASSIMA DEL SEGRETARIO FIORENTINO."
* - CAPO XXXVI. - " SI DEFINISCE CON DISTINZIONE LA CONTROVERSIA, SE IL PRINCIPE DEBBA SERVIRSI PIU' DELL'AMORE, O' DEL TIMORE."
* - CAPO XXXVII. - " DEL DISPREGIO. PERCHE IMPEDISCA LA FELICITA' DEGLI HUOMINI, E NON DI DIO."

LIBRO QUARTO / PARTE SECONDA / CAPO XXXVIII: "LA VIRTU' NON E' TUTTA LA FELICITA'. ERRORE D'AMOR PROPRIO NEL QUALE CONVENNERO GLI STOICI, E GLI EPICUREI. COL VIZIO NON PUO' STAR LA FELICITA'."
* - CAPO XXXIX. - " INTRODUCESI LA DISPUTA: QUALE STATO SIA IN TERRA PIU' ABBONDANTE DI FELICITA'."
* - CAPO XL. - " QUAL SORTE DI NASCIMENTO SIA PIU' FELICE."
* - CAPO XLI. - " INFELICITA' DEL SESSO DONNESCO, E VANTAGGI DEL MEDESIMO."
* - CAPO XLII. - " DELLA PATRIA. SI PROPONE IL DUBBIO: SE MEGLIO SIA NASCER IN REPUBBLICA, O' SOTTO MONARCA."
* - CAPO XLIII. - " FRA GL'INCAPACI DEL GOVERNO SON PIU' FELICI I SUDDITI DI REPUBBLICA."
* - CAPO XLIV. - " SI ESAMINA UN LUOGO DI VIRGILIO."
* - CAPO XLV. - " LIMITAZIONI DELLE PREDETTE REGOLE."
* - CAPO XLVI. - " FRA I CAPACI DEL GOVERNO E' MIGLIOR SORTE DI NASCER SOTTO MONARCA."
* - CAPO XLVII. - " LE SOPRADETTE REGOLE NON SONO INFALLIBILI. OTTIMA CONDIZIONE DI CHI NASCE SUDDITO AL PONTEFICE."
* - CAPO XLVIII. - " DELLA RICCHEZZA. ELLA E' FELICITA', SE VA' UNITA COLLA PRUDENZA. IN QUQLI TERMINI HABBIA LUOGO IL DUBBIO, S'ELLA SIA DESIDERABILE"
* - CAPO XLIX. - " QUANTO SIEN FALSE LE LODI, ATTRIBUITE DA' POETI ALLA VITA CONTADINESCA ."
* - CAPO L. - " E MIGLIOR L'OPULENZA, CHE' LA MEDIOCRITA' DELLE RICCHEZZE A' PERSONE DI GRAN VIRTU'."
* - CAPO LI. - " NON FACENDO VERUNA SUPPOSIZIONE, LA PIU' DESIDERABIL FORTUNA E' NASCER CON RICCHEZZA MEDIOCRE, MA VANTAGGIOSA SECONDO IL GRADO."
* - CAPO LII (SCRITTO ERRATO XXXII). - " PERCHE', SE UNA SOMMA RICCHEZZA E' MALE, IL PIU' DEGLI HUOMINI LA DESIDERI, LA CHIEDA A' DIO, EGLI TALOR LA DIA PER GRAZIA, NE' CHI LA POSSIEDE, SE NE PRIVI."
* - CAPO LIII. - " DELLA POTENZA, CHE' COSA ELLA SIA; E QUAL SIA LA RAGIONE DI DUBITARE, S'ELLA MERITI DESIDERIO."
* - CAPO LIV. - " DIFFICOLTA' D'UNIR LA POTENZA COLLA VIRTU'."
* - CAPO LV. - " LA POTENZA, QUANDO SOPRAVVIENE AD UN'ANIMO VIRTUOSO, E CAPACE, DEE RIPUTARSI FELICITA'."
* - CAPO LVI. - " RAGIONI, CHE PRUOVANO, LA POTENZA INCHINAR PIU' TOSTO ALLA VIRTU', CHE' AL VIZIO."
* - CAPO LVII. - " QUAL IMPOTENZA SPECIALE VADA CONGIUNTA ALLA POTENZA: IL NASCER, O'L DIVENIR PRINCIPE E' DESIDERABILE A' CHI HA' SENNO, VIRTU' E VOLONTARIA UBBIDIENZA DE' SUDDITI."
* - CAPO LVIII. - " SE MANCA UNA DELLE TRE' ANNOVERATE CONDIZIONI, NON E' DESIDERABILE IL PRINCIPATO."
* - CAPO LIX. - " QUANDO NON SI FACCIA VERUNA SUPPOSIZIONE, E' MIGLIOR SORTE LA PRIVATA, PURCHE' NOBILE, E FACOLTOSA."
* - CAPO LX. - " SE IL REGNO PER SUA NATURA E' MISERIA, E PERCHE' IDDIO A' MOLTI L'HABBIA DATO PER GRAZIA; E PERCHE' SI' POCHI RE' SE NE LIBERINO, POTENDO."
* - CAPO ULTIMO. - " CONCLUSIONE."
** - " CONCLUSIONI STABILITE NEL QUARTO LIBRO "

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