cultura barocca

L'estremo della FORTUNA nel caso dell'agostiniano intemelio, che più volte si lamentò come nel Grillo XIII "Della poca stima, che si ha delle buone lettere, e de letterati e della cagione" era poter fruire di un MECENATE in grado non solo di concentrare in se stesso siffatti ruoli ma soprattutto capace con la sua disponiblità economiche di sovvenire ad eventuali problemi insorti avverso la vita della grande struttura sapienziale eretta da Aprosio.
Aprosio trovò il suo Mecenate nel coltissimo (e qui proposto in questo suo ritratto conservato nella Pinacoteca oggi superstite della Biblioteca Aprosiana )
PATRIZIO GENOVESE GIO. NICOLO' CAVANA DI CUI DA QUESTO COLLEGAMENTO SI POSSONO LEGGERE VARI MOMENTI ESISTENZIALI SINO ALLA MORTE, TANTO COMPIANTA DA APROSIO, NEL 1675
è comunque da rammentare che Aprosio da tempo informato delle non buone condizioni di salute del Cavana , contro i rigidi ed anche sorprendenti registri di citazione dei "Fautori" della propria Biblioteca esplicitamente elencati nel suo repertorio biblioteconomico del 1673, diffusamente celebrò l'amico e protettore in vita elencando i suoi favori e una volta morto questo con suo grande dolore chiese a
Lorenzo Legati di commemorarne la grandezza con la Threnodia purtroppo rimasta inedita nella parte di tale repertorio tuttora custodita a Genova
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Il CAVANA non impropriamente definito dal dotto conte Zani L'asilo dei letterati della Liguria fu realmente un vero e proprio MECENATE E NON SOLO DI APROSIO per il ruolo svolto, a Genova e in Liguria, per artisti e letterati tra cui non può non citarsi il Soprani davvero degno del nome di Cilnio Mecenate grande patrocinatura della cultura nella Roma Augustea e qui si leggono molte ulteriori note sulla loro lunga relazione culturale ed epistolare su cui ha fruttuosamente lavorato Luca Tosin in merito alle lettere dei corrispondenti di Aprosio a Genova pur se qualcuna di esse è sfuggita all'infausta operazione Semini, patrocinata dalla Repubblica Ligure, in pratica asservita al Bonaparte come nel caso di questa missiva, tuttora custodita alla Biblioteca intemelia, in cui il Cavana informa Aprosio del successo editoriale della sua opera moralistica "La Grillaia" = la lettera, del 1668, è qui trascritta con altre due sempre presenti all'Aprosiana, una del 1673 con informazioni bibliografiche tra cui l'acquisizione del volume Ferrara d'oro a lungo cercato dal "Ventimiglia" e finalmente tramite il Cavana fatto pervenire all'Aprosiana e quindi una terza,assai dolente, del 1675 che ad altre informazioni bibliografiche unisce considerazioni su quel pessimo stato di salute che poco dopo porterà il Cavana alla morte
A titolo di ulteriori integrazioni si può dire che "il Ventimiglia" ebbe la Fortuna di contattarlo attraverso il comun denominatore, per l'insorgere di una eclatante crescente amicizia intellettuale, di
"Don Andrea Rossotto di Mondovì Monaco della Congregatione di S. Bernardo riformata"
cordiale frequentatore di entrambi; nonostante la loro corrispondenza epistolare, susseguente a questo indiretto ma fortunato contatto, datò comunque a diversi anni prima rispetto a quando
il Cavana ebbe però modo di conoscere personalmente l'Aprosio nella casa del ventimigliese Atanasio Porro, cugino dell'erudito agostiniano,
allorché come Supremo Sindicatore della Repubblica di Genova il nobile di Genova dovette soggiornare a Ventimiglia per un discreto periodo onde espletare il suo incarico pubblico a riguardo del territorio, non certo piccolo da ispezionare, del "Capitanato di Ventimiglia".
Anna Maria Mignone nel contesto di una serie di studi assia importanti e rivelatori sul fondo spagnolo della Biblioteca Aprosiana di Ventimiglia ha scoperto un manoscritto inedito, qui trascritto dal suo lavoro, opera di Juan Pablo Martir Rizzo dal titolo Consolatoria al Senor Juan Maria Cavana en la Morte de su Padre donde si ricavano altresì alcune importanti notizie sulla casata Cavana ed in particolare sui rapporti di questa con il mondo iberico cui si legò anche per via di matrimoni. Temendo di morire prima di concludere la II parte del repertorio biblioteconomico Aprosio, venendo meno -sempre parlando in terza persona sotto lo pseudonimo di Cornelio Aspasio Antivigilmi- allo stesso ordine da lui prefissato per citare i Fautori e le opere da loro donate procedendo nella citazione " dal nome anteposto al cognome ", decide di citare il Cavana (vedi riga X dal basso di p. 429) e nella seguente pagina 430 inizia a dissertare del Cavana e quindi delle tante opere da lui donate = tutto ciò fino a pagina 644 quindi dopo un sonetto dedicato ancora al Cavana a p. 645 "il Ventimiglia" inizia la trattazione di un problema per lui inconsueto e specifico della casata Cavana di rimpetto alla supposta perdita di alcuni Feudi nel territorio di Novi, diocesi di Tortona, a causa anche della lunga permanenza in Spagna dei membri più eminenti della famiglia (la questione principale riguardava il controllo del medievale Castello di Gazzo in Novi Ligure) quasi a testimoniare come tal nobilissimo Casato giammai avesse lasciato il suo lodevole modus operandi
" FORTUNA IN QUESTO CASO NEMICA ".
Dopo la minuziosa riproduzione di una serie di atti del XIII secolo accennanti (p. 646) alla complessa questione la sostanza del tutto è ben espressa proprio da Gio. N. Cavana ai Governatori della Serenissima Repubblica di Genova l'essenza del tutto si intende dalla petizione di p.650 dettante: Nell'Archivio di VV.SS. si trovano alcune investiture, & altre Scritture concernenti al Castello di Gazzo, che è stato posseduto per centinaia d'anni dalla Famiglia Cavana. Il Magnifico Giovanni Niccolò Cavana supplica humilmente VV. SS. Serenissime degnarsi comandare, che li sia data copia di sudette Scritture, che così sperando, &c./ di VV. SS. Seressime/ Divotissimo Sercitore/ Il detto Supplicante". Aprosio, a conclusione di tutto questo contenzioso incredibilmente complicato dall'iter burocratico e sostanzialmente fallimentare per la Casata dei Cavana, mira a sottolineare come i
CAVANA PUR SE NON SORRETTI DA BUONA SORTE MAI SIANO VENUTI MENO ALLE CARATTERISTICHE DELLA FAMIGLIA DI SOVVENIRE ALTRI NELLA FORTUNA, SPECIE SE COLLEGATA AL CULTO DELL'ARTE E DELLE LETTERE.
Per comprendere l'enorme importanza del Cavana per la Biblioteca di Ventimiglia oltre che per l'Aprosio (sia a riguardo di finanziamenti, libri ed altro ancora) una cosa sarebbe assai interessante quanto non compiutamente realizzabile vale a dire la stesura completa di quanto, anche oggi oggi si usa per i frequentatori di Biblioteche e Musei, vale a dire il registro allestito da Aprosio e nominato da lui stesso
FILOTHECA / FILOTECA.
In effetti Aprosio stesso la menziona più volte, specie nel repertorio economico, e come si vede in questo foglio manoscritto dello Scudo di Rinaldo II ne parla espressamente in merito a quanto vi scrisse il Cardinale Giovanni Bona. Io per esempio credo che la lettura della FILOTHECA associata ad altre analisi critiche COME QUESTA possa valere a glorificare vieppiù la figura del CAVANA -per gli indubbi e molteplici meriti da questo acquisiti di rimpetto ad Angelico Aprosio- (Mecenate, sovvenzionatore per pubblicazioni e "Libraria" ma anche vitale se non essenziale quale informatore nel settore della MESSAGGISTICA SEGRETA come dei CODICI DI COMUNICAZIONE specie in merito alla realtà di una BIBLIOTECA NON SOLO FRATESCA COME L'APROSIANA QANTO UFFICIALMENTE "PUBBLICA" al modo che si evince già da questo esempio ben esplicativo per venire documentati e aggiornati -in un'epoca certo non facile in merito alla libertà di stampa- su testi a rischio, tollerati se non proibiti sia dalla Censura dello Stato che da quella della Chiesa) ed a provare come il CANZONIERE ENCOMIASTICO DEL CAVANA composto dal comune amico MINOZZI E GIA' OGGETTO DI VECCHI STUDI -QUI PROPOSTI- PUR STRUTTURATI SUL NON SEMPRE ESAUSTIVO STRUTTURALISMO portino alla DECRITTAZIONE LINGUISTICA DI QUELL'EMBLEMA/IMPRESA DELL'APROSIANA che "il Ventimiglia" NOTORIAMENTE AMBI' MA INVANO, sin ad essere, forse e chissà mai da chi realizzato comunque entro un volume di ANTONIO MUSCETTOLA [N. d. R. = per un approfondimento su testo ed immagine vedi qui Antonio Muscettola, Prose di D.A.M. dedicate all'Em. e Rev. Sign. Carlo Decio Azzolini in Piacenza, per il Bazachi, 1665 in 12° ove a pag. 186 si legge un Discorso degli eccessi della vera amicizia dedicato all'Aprosio], in più versioni COME QUI SI VEDE (quasi a lasciar presupporre l'idea di una proposta in merito a cui scegliere) e finalmente
RICOSTRUITO PER VIA GRAFICA E MODERNA MA CON UNA TIPOLOGIA ASSAI PROSSIMA, COME CONFERITOGLI IN NUCE, AGLI EMBLEMI, IMPRESE ED ALL' ICONOGRAFIA SEICENTESCHE
(e comunque certamente più in sintonia con l'essenza della "Libraria" rispetto al TIMBRO attualmente in uso di evidente più tarda ideazione e confezione).
A chiosa di queste riflessioni ode provare di quanto il CAVANA avesse significato per Aprosio, non solo qual benefattore della Biblioteca di Ventimiglia ma anche come promotore editoriale e puntuale informatore oltre che nodo instancabile di contatti con altri eruditi, basta analizzare quanto, magari lentamente sia mutata -tra speranze ed illusioni anche previo personaggi celebri come il Magliabechi od il Cinelli Calvoli- l'attività dell'erudito agostiniano, stante il fatto che mai nessun altro si sarebbe dimostrato verso di lui tanto disponibile quanto il CAVANA,
la cui morte nel 1675 gradualmente determinò la riduzione del flusso dei contatti ma soprattutto un definitivo quanto doloroso arresto all'attività di Aprosio quale scrittore e quindi produttore di cultura nonostante le potenzialità che il frate deteneva non solo in relazione a suoi prodotti letterari ma anche a rarità vere e proprie d'altri eruditi.


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