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il caso del vescovo intemelio Clavarini/a> nel 1797 ai tempi rivoluzionaria Repubblica Ligure: suo arresto e morte. La tragica fine del suo principale accusatore il commissario della rivoluzione S. Biagini. - 1 - missione a Ventimiglia di due commissari della rivoluzione Sebastiano Biagini e Tommaso Repetto Sulla base degli Annali della Repubblica Ligure dall'anno 1797 a tutto l'anno 1805 redatti da Antonio Clavarino si apprende che procedendo da Bordighera verso Ventimiglia una volta raggiunto raggiunto,insieme alla propria scorta di armigeri, il torrente di Vallecrosia" (20 settembra 1797) ove sostarono consultandosi sul doversi fare e soprattutto sul come agire i due Commissari rivoluzionari Sebastiano Biagini e Tommaso Repetto inviati a Ventimiglia , come altri in altre parti del dominio genovese onde pubblicizzare le operazioni del Nuovo Governo Rivoluzionario ma pure al fine di agire manu militari per risolvere alcune forme di opposizione al nuovo regime come si legge nella pubblicazione Giustificazione delle cose operate dai commissari Repeto e Biagini intorno al fu vescovo di Ventimiglia, Genova, stamperia francese e italiana degli amici della libertà, 1797.
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La vicenda poco chiaramente trattata nei dettagli anche da G.B.Semeria nei suoi "Secoli cristiani della Liguria" è qui proposta per intiero da "Cultura Barocca" con attenzione particolare al percorso da Bordighera a Vallecrosia dei commissari della rivoluzione e del loro seguito di armati e sostenitori e soprattutto ai reali motivi di ordine religioso per cui il Prelato rigetta la pubblicazione di una sua Pastorale di conciliazione tra Governo ed opposizione, specie in relazione alla progettata Costituzione del 1797 che porta a provvedimenti comissariali qui di seguito proposti con rimozione dalla sua carica, fermo e detenzione agli arresti domiciliari deferendolo alla Commissione Militare di Genova innanzi alla quale, recuperata una salute da tempo precaria e bastante energia, avrebbe dovuto essere condotto per far valere le sue ragioni.
Per la lunghezza di questa vicenda si propone qui un indice di 12 collegamenti onde analizzare i punti salienti della vicenda in definitiva strutturata , principalmente sull'urto epocale tra clericalismo ed anticlericalismo, o se si vuole tra conservatori e progressisti.
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- 2 - loro prime operazioni poliziesche demandate ai 30 gendarmi di scorta
- 3 - dal guado sul rio Verbone di Vallecrosia Mare le tappe della loro marcia, con i soldati di scorta e un seguito di "cittadini innnovatori", verso l'irrequieta Ventimiglia
- 4 - i problemi per superare il grosso torrente Nervia ed accedere alla "strada per Ventimiglia"
- 5 - alcune ragioni della missione per l'appoggio clericale in un periodo di insorgenze antigiacobine come quella, soppressa con il sangue e/o la carcerazione, dei "Viva Maria"
- 6- il Vescovo rifiuta di pubblicare una sua pastorale a pro di conciliazione tra governo e chiesa, pur quando i commissari gli propongono di firmare una copia da loro redatta
- 7- il principale timore del Clavarini è di avallare con la pastorale in qualche modo l'approvazione della Costituzione del 1797 adducendo nell' incontro coi commissari di non poterlo fare senza averla prima esaminata. La
Costituzione in effetti viene pubblicata il 2 dicembre 1797 ed a questo collegamento viene elencata nella sua completezza. La scusa del Prelato è però fragile in quanto molto già si conosce dei suoi possibili contenuti anche, e per lui soprattutto, in merito ai temi religiosi, dai progetti di sanzione
sì del pubblico culto della religione cattolica ma pure del rispetto per qualsiasi opinione religiosa e del lecito culto seppur privato d'altre forme di Credo (capo primo, commi 4 e 5) a quelli per cui tra i membri dei Consigli sia dei 60 che dei 120 esercitanti il potere legislativo non possano esservi sacerdoti ed ancora a quelli secondo i quali i beni ecclesiastici siano da ritenersi beni nazionali da potersi destinare ad altri usi oltre che al culto (capo XVII) [la Costituzione viene poi riformata su proposta, in sostanza ordine, di Napoleone
cassando l'articolo 5 del capo primo sulla libertà di culto e correggendo l'articolo 4 con la dicitura La Repubblica Ligure conserva intatta la religione cattolica che professa da secoli = questi correttivi non impediscono però che da più parti si osteggi tale Costituzione e che venga poi surregata dalla meno severa Costituzione del 1802
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- 8 - i commissari nel contesto di incontri e discussioni arrivano a sospettare il Clavarini di qualche suo occulto favoreggiamento dei "Viva Maria", anche dando riparo a qualche religioso e/conservatore riuscito a fuggire alla Giustizia dello Stato
- 9 - sulla base di questa ipotesi caldeggiata con forza da Sebastiano Biagini, decisamente anticlericale, i commissari destituiscono il Vescovo dalla sua carica e lo sottopongono no agli arresti domiciliari = poco dopo il 21 ottobre per la salute malferma e per il dolore causato da tale umiliazione il Clavarini muore
- 10 - la morte del prelato avviene poco prima che ai commissari pervenga un decreto governativo che annulla il loro provvedimenti = la dura reazione di Padre Serra soprattutto contro il Biaginii n una satira definendolo "Impostore falsario/ Lue del Ponente Ligure e Sicario/ d'un povero pastore ottuagenario" =in effetti il Biagini estremista giacobino, decisamente avverso a nobili e clero, pur godendi di gran seguito, in questo caso fu biasimato, non solo dal Serra, ma da molti altri per la severità e intransigenza
- 11 - Genova, 26-II-1799, la tragica morte di Sebasiano Biagini, estremista giacobino, a Genova nel corso della degenerazione di una delle tante dispute politiche cui soleva partecipare da protagonista
- 12 - cattura, processo, condanna a morte e fucilazione del Queirolo, l' assassino di S. Biagini che per il sostegno di tanti seguaci ebbe fastose esequie
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Nel corso di questa missione governativa Biagini e Repetto avevano intanto avevano dato incarico ai gendarmi al loro servizio di recarsi ad arrestare il parroco di Bordighera Bartolomeo Moraglia che fu raggiunto in carcere da un nipote del vescovo, dal cappellano di S. Bartolomeo e dai giudici Filippo Viale e Pietro Antonio Aprosio (fatti suggeriti dal timore di possibili recrudescenze insurrezionistiche come quelle che poco tempo prima avevano dato origine alla pericolosa rivolta antigiacobina dei "Viva Maria" sopraggiunti in forze dal sempre inquieto quartiere di Portoria sventolando copie di una lettera scritta dal Beato Leonardo di Porto Maurizio al tempo della vittoriosa guerra genovese contro gli Austriaci del 1746 )
Dopo ciò i Commissari rivolsero subito la loro attenzione al proprio primario compito che era quello di ottenere il sostegno del Vescovo di Ventimiglia in forza di una sua pastorale conciliatrice in linea con quella qui trascritta dall'Arcivesco Lercari nel giugno 1797
Procedendo dalla "Madonna della Ruota sino a Bordighera" e quindi verso l'areale di Vallecrosia Mare i commissari genovesi, con seguito sempre più corposo in quanto ai 30 soldati di scorta si era via via unito un numero crescente di "innovatori locali" loro simpatizzanti, valicarono, dopo la la pausa sopra citata per stabilire le operazioni da compiersi in itinere il "torrente Verbone di Vallecrosia" tramite questo guado romano, oggi purtroppo scomparso sul Torrente Verbonee quindi attraversata la restante area di quelli che al tempo si nominavano (e per molto si nomineranno) Piani di Vallecrosia, seguendo (visto che ancora non esisteva la strada della Cornice ) quanto restava del tracciato dell'antica via romana.
Superati poi la vetusta casa dei frati e il sito denominato "Vignasse" , finalmente raggiunsero l'area della chiesa vallecrosina di S.Rocco cointestata a S. Vincenzo della quale, tra gli ulivi che la circondavano, in questa storica fotografia si intravedono i resti della strada romana[in tutte le immagini, precedenti e seguenti, le voci scritte sono attive rimandando a specifiche trattazioni]
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Da tale edificio di culto di cui come qui si può vedere erano sparsi i resti di romanità su cui era stato eretto fu semplice per loro accedere alla riva orientale del grande torrente Nervia che come scrisse il Bertolotti non aveva un suo ponte alla foce e superatolo ( arduo dirsi se guadandolo o valendosi di qualche provvisorio ponte ligneo = le carte militari di prima metà '700 non ingannino in esse son evidenziati ponti in legno provvisori, eretti per motivi bellici e periodicamente distrutti = uscendo dal tema in corso è però doveroso rammentare che il Nervia non ebbe un ponte sino al 1852 quando se ne intraprese la realizzazione, dati i pericoli di valicare corsi d'acqua senza ponti, grazie all'impegno politico del deputato del Regno Sabaudo Fruttuoso Biancheri di Camporosso).
Una volta superato il corso d'acqua il gruppo pervenne alla prossima piana agronomica, dall'idronimo pure detta Nervia i suoi componenti procedendo vieppiù spediti ed accompagnando la loro marcia con (al modo usuale del tempo) questi canti ed inneggiamenti antinobiliari qual celebrazione per l'istituita Repubblica rivoluzionaria.
Dopo una pausa con relativa ispezione (impossibile dire se pure con asportazione o meno di materiale vario) presso il convento agostiniano di N. S. della Consolazione ( qui proposto in una carta multimediale) presero la via [indicata nella carta multimediale con il numero 7 mentre al numero 9 si segnala il tragitto, tramite via Asse", ad altri beni prediali dei frati) sì da accedere percoso il ponte sul fiume Roia alla Cattedrale ed al Palazzo Vescovile.
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Come si vede già da quanto scritto sopra i due commissari governativi come altri in altre contrade inviati per pacificare eventuali discordie ma soprattutto, per pubblicizzare con il nuovo Governo, la prossima COSTITUZIONE DEL 1797 (ASSAI POCO GRADITA PER LA SEVERITA' E DESTINATA AD ESSERE SURROGATA DA QUELLA DEL 1802 incaricati di recarsi a Ventimiglia ove in previsione delle elezioni il controllo dell' amministrazione municipale, come scrisse G. Rossi, era stato in pratica assunto da una famiglia Viale accostatasi al movimento degli "innovatori"
erano
Sebastiano Biagini, rivelatosi presto il più intransigente, e Tommaso Repetto, scortati ognuno da 30 gendarmi,
raggiunsero il Palazzo Episcopale scontrandosi inaspettatamente con il netto rifiuto dell'anziano Vescovo Clavarini di pubblicare una lettera pastorale per convincere la popolazione a pro delle iniziative della nuova Repubblica ligure, cosa cui il Vescovo senza esitazioni non aderì prendendo di contropiede i due commissari, e ciò per due ragioni di cui probabilmente la seconda di cui qui si legge era quella che giunse più sospetta ai commissari, calcolando che solo da poco era stata domata nel sangue la controrivoluzione, a scapito del Governo, detta dei "Viva Maria", controrivoluzione in qualche modo innescata da un parroco con una sua predica e cui avevano aderito, non esitando a combattere, vari religiosi
sì da far pensare a Biagini e Repetto che
il vescovo Clavarini (oltre, cosa nota, a non aver simpatia per il governo rivoluzionario) potesse essere, per quanto anziano, malato e fisicamente imbelle, un segreto sostenitore di quegli ecclesiastici ribelli al nuovo sistema governativo che sostanzialmente avevano capeggiata l'insorgenza antigiacobina e filoclericale detta dei "Viva Maria" sì da reputare possibile un qualche intervento poliziesco nei suoi confronti che infatti avvenne con il Vescovo posto agli arresti domiciliari nel corso dei quali, malato ed amareggito spirò = in tutta la vicenda il ruolo principale spettò a Sebastiano Biagini estremista giacobino e pur se, dopo ormai la morte del prelato, il Governo annullò i provvedimenti dei due commissari non Repetto ma Biagini fu esposto a riprovazioni anche severissime come quelle di Padre Serra.
Il Biagini spesso al centro di fiere dispute politiche ne rimase vittima, venendo ucciso entro una di queste, anche se, per la momea di autentico rivoluzionario, ebbe funerali splendidi come qui si può leggere
La PRIMA RAGIONE risiedeva nel fatto che l'Arcivescovo di Genova con sua pastorale aveva invitato tutti i parroci ed i Vescovi a tenere una posizione decisamente conciliante con la filofrancese e quindi filorivoluzionaria Repubblica Ligure che ebbe origine il 22 maggio 1797 in un clima di formidabili tensioni innescate dai rivoluzionari e segnato dal canto a squarciagola di questa canzone dai contenuti fieramente antinobiliari con l'acme dettante "L'indegno aristocratico/
aristocratico Non osi alzar la testa/ Se l'alza, allor la festa /Tragica si farà" seguita da altra canzone dall'incipit
"Genovesi all'armi, all'armi/ Già siam stanchi di pazienza/ Non vogliam più eccellenza/Non vogliam serenità/ Viva viva libertà."come lugubre epitaffio sulle ceneri della Serenissima Repubblica di Genova: il tutto evolutosi in un aspro confronto tra gli innovatori e i sostenitori del vecchio Governo o come soleva dirsi i "VIVAMARIA" tutto quanto poi ridimensionato dall'intervento francese di pacificazione = è utile ricordare che i VIVAMARIA si erano ispirati per le loro azioni a
questa Copia di lettera [un cui esemplare a stampa sventolavano durante gli scontri]del Beato [ poi santificato nel 1866] Leonardo del Porto Maurizio[ che dell'esortazione VIVAMARIA aveva fatto il suo motto contro ogni avversità] scritta al Rev. Padre Gio. Batta da Rapallo
procuratore de'
Min. Oss.Rif.al convento del
Monte in Genova
in occasione della guerra del 1746/1747" = appoggiandosi peraltro i difensori del vecchio regime ad altri scritti concernenti la liberazione di Genova dall'occupazione austriaca di metà '700 resa celebre dall'episodio del BALILLA = liberazione celebrata pure nel sonetto Per la liberazione di Genova seguita l'anno 1746 di "MASNATA DOMENICO Nobile Albinganese" come si legge nell'opera
di Ambrogio BALBI Versi scelti de' poeti liguri viventi nell'anno 1789 dei quali le liriche sono qui interamente digitalizzate) .
La SECONDA RAGIONE dipendeva dal fatto che molti religiosi, ignorando la pastorale dell'Arcivescovo; si erano fatti partecipi se non talora guide della controrivoluzione del 6 7 settembre 1797 per cui si invitava all'accettazione del Nuovo Governo con ristabilimento della pace evitando che alcuni religiosi si unissero ai nemici del Governo, prendessero le armi e come avvenuto cadessero sul campo o arrestati venissero condannati, anche a morte del resto era noto a tutti che la scintilla che accese la Controrivoluzione era scaturita da un'appassionata predica di certo padre Pezzuolo parroco di S. Francesco d'Albaro che in particolare accusò il nuovo Governo di voler disperdere per sempre la "religione dei Padri".
Attesa l' irremovibilità dell'alto Prelato, nonostante le pressioni reiteratamente subite [considerato che il Vescovo non accettò di sottoscrivere la pastorale redatta dai due rivoluzionari e che risulta trascritta nella pubblicazione Giustificazione delle cose operate dai commissari Repeto e Biagini intorno al fu vescovo di Ventimiglia, Genova, stamperia francese e italiana degli amici della libertà, 1797 ], il 27 settembre 1797 i commissari [con un provvedimento iniquo che secondo quanto scritto in questo I libro degli Annali il commissario capo Stefano Carrega avrebbe potuto e dovuto impedire come qui si legge] lo esautorarono dalla sua carica, ponendolo agli arresti domiciliari nel Palazzo Vescovile e, deferendolo alla Commissione Militare di Genova innanzi alla quale, recuperata una salute da tempo precaria e bastante energia, avrebbe dovuto essere condotto per far valere le sue ragioni : il Prelato - essendo anche stato arrestato il suo Vicario, fu sostituito per esercitarne i compiti, previo monito a tutti gli ecclesiastici, dal cittadino Giuseppe Viale canonico primicerio con l'unico divieto di poter procedere alle "ordinazioni": per l'anziano Vescovo, agli arresti domiciliari, il personale dramma continuò, scivolando egli in uno stato di umiliazione e depressione assai grave, sì che il primo di ottobre, peggiorando severamente l'asma di cui soffriva da tempo, l'anziano Vescovos pirò prima che di persona suo nipote gli portasse il Richiamo governativo del Governo genovese a carico del Biagini attestato da questo Decreto con cui si annullavano le deliberazioni prese dai commissari.
Il Biagini convinto rivoluzionario di formazione giacobina e decisamente antinobiliare per varie ragioni non escluso ciò che compì specie a carico del Clavarini non mancò di critiche [in particolare dal Padre Serra che venne addirittura venne arrestato per averlo definito in una sua mordace satira "Impostore falsario/ Lue del Ponente Ligure e Sicario/ d'un povero pastore ottuagenario] ebbe, nonostante sue discusse e discutibili operazioni, una considerevole rinomanza, alimentata dal peso politico conseguito nel contesto del Nuovo Governo anche come pubblicista.
Eppure un evento in parte casuale lo portò alla morte
nel 1799 trattandosi vari argomenti nel contesto del Direttorio esecutivo il rappresentante Queirolo avava proposto una sua mozione per cui i Matrimoni prima si dovessereo celebrare innanzi la Municipalità e solo dopo in Chiesa per rispetto dei riti religiosi occasione nella quale ogni sposo dovesse avere una specifica uniforme = questa sua propoposta non venne però accettata dal collegio dei Giuniori come
quelle dei rappresentanti Guglielmini e Gianneri decisamente più anticlericali. Il rifiuto patito dovette lasciare il Queirolo, persona impulsiva, abbastanza deluso e rancoroso = ma nulla accadde di disdicevole al momento. Le cose si aggravarono inaspettatamente. come si legge nel II volume dei qui esaminati Annali.
" Il dopo pranzo del giorno 26 febbraio verso le ore quattro nella Spezieria Dodero da S. Lorenzo" [ove] "il rappresentante Queirolo il quale si era opposto nel consiglio dei Giuniori a che avessero la parola i di lui colleghi Biagini, Ardito, e Mangini i quali chiedevano d'essere intesi sulle materie in discussione, cioè sopra l'estrazione del terzo dei rappresentanti a termini della Costituzione, allegando male a proposito un Regolamento in contrario, dirigendo la parola al cittadino Mangini con qualche calore, e questi avendo risposto come si doveva, mise mano ad uno stilo minacciandolo di morte; Accorso il Biagini per trattenerlo e pacificarlo, il Queirolo rivoltosi contro del medesimo gli ha immerso all'istante lo stilo
nel basso ventre" [stilo che in realtà era il tradizionale quanto letale ""coltello alla genovese" ]. I soccorsi per quanto celeri a nulla valsero e, data l'efferata uccisione, lo stesso giorno a notte avanzata fu convocato il consiglio dei Giuniori nel corso del quale i consiglieri Gianneri, Schiaffini e De Ambrosis si pronunciarono per un immediato provvedimento penale
Il Queirolo cercò di scampare all'inevitabile arresto nascondendosi nel Palazzo Nazionale ma
venne presto catturato nel Salone dei Giuniori donde fu condotto nella torre vicina dopo alterne vicende sulle competenze giuridiche (pag.180) e svoltosi l'interrogatorio del reo assistito dai propri avvocati la Commissione criminale del centro autorizzata dalla legge del 27 febbraio
riconosciuto colpevole d'omicidio il Queirolo emise la sentenza, qui trascritta, comportante la condanna a morte tramite fucilazione ad un'ora dopo mezzogiorno sulla piazza della Cava il giorno successivo alla sentenza datata "Li 1 marzo 1799". Solenne fu il corteo funebre del Biagini qui descritto accuratamente dall'estensore degli Annali