ALPI MARITTIME

Visto che le genti delle Alpi occidentali costituivano un pericolo potenziale per la pianure della Gallia Cisalpina, Augusto intraprese dal I sec.a.C. un'opera di sottomissione e pacificazione ben riuscita e immortalata nel Trofeo della Turbia. Augusto a difesa permanente dei confini dell'Italia costituì poi le provincie alpine delle Cottiae, delle Poeninae e delle Maritimae.
La provincia della Alpes Maritimae fu costituita nel 14 a,C. e confinava ad oriente con la IX regione italica dell'ordinamento augusteo: incerti sono i confini settentrionali mentre a occidente giungeva al fiume Varo. Capoluogo era Cemenelum. Con l'ordinamento di Diocleziano la provincia comprese solo il versante occidentale alpino ma si estese verso Nord ed ebbe come capitale Ebrodunum (Embrun)> il versante occidentale venne assegnato alla Liguria).







Gli appartenenti alla nobiltà nell'antica Mesopotamia e Persia erano soliti arricciarsi, tingersi e fare delle trecce con i loro lunghi capelli e chiome, qualche volta cospargendoli con polvere d'oro od ornamandoli sempre d'oro o di argento per mostrare a tutti la loro classe sociale e differenziarsi dalla popolazione semplice. Sia gli uomini egiziani (che ricordiamo erano rigorosamente privi di barba), sia le donne rasavano i capelli per rinfrescarsi.
Occasionalmente indossavano parrucche di un nero molto intenso e spesso portavano una bottiglietta di oli profumati sui capelli.
Agli Ebrei era proibito dalla legge biblica di tagliarsi i capelli o la barba. In questo modo seguendo una tradizione vecchia di secoli gli uomini di fede Giudea Ortodossa portano ancora oggi una lunga barba e lunghi capelli.
Durante la diaspora nel primo secolo, le donne ortodosse subito dopo il matrimonio si radevano i capelli per poi indossare una parrucca; una pratica ancora in atto in qualche confraternita ebraica. Tra gli antichi greci i ragazzi di età inferiore ai 18 anni generalmente portavano i capelli lunghi; fatta eccezione per gli spartani, gli uomini erano sempre ben rasati e portavano i capelli corti, raccolti e fermati da piccoli anelli.
Le donne greche portavano i loro capelli separati in mezzo in modo tale che disegnassero dietro una treccia o una folta coda. A volte erano tinti o cosparsi di colori o legati da un nastro.
Il portare i capelli 'mossi' ad Atene era diventato così di moda che proprio in questa città si dice che venne aperto il primo centro professionale di acconciature per capelli. Anche nella antica Roma gli uomini erano soliti portare capelli corti e barba ben rasata.
Le donne romane nel periodo repubblicano portavano i capelli ben pettinati ma con acconciature semplici, quelle invece del periodo imperiale avevano adottato tagli elaborati e capelli annodati, spesso ornati con capelli biondi presi dai prigionieri di guerra di nazionalità germanica. I popoli germanici e le tribù celtiche del nord Europa portavano delle lunghe barbe e capelli; i capelli corti erano invece prerogativa di due categorie ben distinte, gli schiavi e i prigionieri.
Nei paesi Islamici, sia gli uomini sia le donne continuano ad osservare le vecchie tradizioni nascondendo i loro capelli in pubblico sotto copricapi, turbanti o veli. Gli uomini della tribù Sikh dell'India non si tagliavano i capelli ma li portavano raggomitolati sotto i turbanti.
Le donne Indiane tradizionalmente portano i loro capelli in lunghe trecce. In Cina e in Giappone in passato gli uomini si rasavano la parte davanti dei capelli e legavano il retro dei capelli in treccine dalla forma alquanto particolare.
Le donne cinesi raccoglievano i loro capelli in una treccia corta, e le donne giapponesi - prima del XVII secolo - portavano i loro lunghi capelli sciolti. Successivamente, portavano fermati all'altezza del collo e complicatamente pettinati e ornati di spille e perle.
I Guerrieri di alcune tribù originarie del Nord America tradizionalmente si tosavano tutti i capelli ad eccezione di una cresta che lasciavano al centro della testa. Complicate decorazioni e pinture decorano i capelli delle donne africane della zona sub-sahariana, quello stesso stile è stato portato da molte donne afro-americane negli anni '80 in onore delle proprie origini.
In Europa, circa nell'ottavo secolo, la chierica , una forma di acconciatura per cui veniva rasata a forma di corona una parte della testa, era usata da coloro che volevano indicare la loro devozione a Dio e la loro appartenenza alla religione cattolica.
I sacerdoti della chiesa cattolica hanno continuato a portare la chierica fino al 1972.
A partire dal IX secolo gli aristocratici europei portavano i loro capelli arricciati all'altezza del collo e le donne avevano lunghi capelli intrecciati; le donne aristocratiche sposate seguivano l'invito della chiesa alla castità coprendosi le trecce con un velo.
Nel tardo Medio Evo, durante il Rinascimento, i capelli degli uomini erano generalmente portati corti e arrotolati sotto il collo o sopra le orecchie.
Le donne 'alla moda' del XIII e XIV secolo arrotolavano i loro trecce sopra le loro orecchie o le raccoglievano dietro la testa, in entrambi i casi coperte con reticelle dorate o drappi di lino o da un velo.
Nelle corti della Francia e Olanda nel XV secolo, le donne li tiravano sopra la loro fronte e dare un effetto di maggiore altezza e portavano il resto dei capelli sotto un velo.
Le donne italiane del tempo usavano mettere in mostra i loro capelli adornandoli sempre con gioielli e oro.
Nell'Inghilterra del periodo elisabettiano le nobildonne avevano davanti i capelli ricci e coprivano anche loro con una reticella i capelli dietro la nuca.
Nei primi anni del XVII secolo gli uomini alla moda portavano lunghe e fluenti ciocche, spesso arricciati, folti e cosparsi di profumo.
Erano in voga anche baffi corti e ben tenuti e barba a punta.
Le donne invece, sfidando spesso l'avversione dei tradizionalisti, portavano la frangia sulla fronte e lunghi riccioli ai lati, sottolineandone i pregi con l'uso arguto di belletti e cosmesi.
La moda del tempo, che si confrontava soprattutto in linea erudita, dissertava preferibilmente su quale fosse il più raffinato colore dei capelli ma le donne, sfidando gli strali dei benpensanti, non esitavano a tingersi i capelli e a far ricorso all'uso non apprezzato dai moralisti di capelli finti (posticci) intrecciati con nastri e perle.
I capelli di dietro erano arrotolati sulla testa.
Nel tardo XVII secolo gli uomini cominciarono ad usare grandi parrucche arricciate sopra il lobo delle orecchie, una moda introdotta da Luigi XIII di Francia per nascondere la sua calvizie e continuata da Luigi XIV che portava una parrucca a forma di torre per farsi sembrare più alto.
Poco prima della fine del secolo, queste alte parrucche da uomo furono accompagnate anche da ornamenti femminili quali lacci, perle, gioielli.
Nel XVIII secolo, le parrucche da uomo (adesso più piccole) erano secondo gli usi del tempo imbiancate con talco e legate dietro con un laccio nero.
Le donne prima portavano capelli molto corti ricci o lisci, a partire dal 1770 invece cominciarono a fare un uso sempre più continuo di parrucche sintetiche e di capelli veri, tutti profumati ed abbelliti con vari ornamenti che potevano esse fiori, gioielli, piume di struzzo, e oggetti in miniatura come carrozze, mulini a vento o navi da guerra.
Con la rivoluzione francese, lo stile dei capelli divenne più semplice.
Da quel momento gli uomini spesso portavano i capelli corti e ciclicamente diventava di moda portare la barba.
Lo stile delle donne invece passo pian piano dallo stile impero con i capelli fermati solo da un nastrino come nell'antica Grecia, allo stile Vittoriano con tagli ed acconciature molto complesse.
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E' una storia molto importante quella della veste nuziale, é una storia fatta di riti, sia civili che religiosi, di utensili e accessori, di gesti e formalità da compiere; il velo, il colore come simbolo, la moda e chi l'ha ispirata....
Testimonianze archeologiche dell'antico Egitto, come i geroglifici e le pitture murali, ci forniscono informazioni sulla vita quotidiana, e anche sugli usi e costumi matrimoniali. La sposa egizia indossava una "tunica" di sottile strato di lino finissimo, trasparente, spesso plissettato, con acconciature o parrucche dai vari ornamenti con bende dorate, fermagli, cerchi d'oro, fiori.
Greci e Romani investivano di significati simbolici ogni avvenimento e persino ogni tipo di abito: l'alba tunica dei Romani é la veste della sposa ed é di colore bianco, simbolo della sua verginità, fermata da un nodo di Ercole che doveva essere sciolto soltanto dallo sposo.
Altro accessorio molto importante era il "velo", non a caso chiamato nubere (velare voleva significare sposare); veniva tolto il giorno dopo la consumazione del matrimonio ed era di colore giallo zafferano, colore che simboleggiava il fuoco di Vesta, la dea che proteggeva il focolare domestico. Sui capelli, che venivano pettinati con sei trecce in onore delle vergini vestali, si posava una corona di gigli (simbolo di purezza), di grano (la fertilità), di rosmarino (la virilità maschile), di mirto (la lunga vita).
Nel Medioevo, a partire dal X-XI secolo, riconoscendo nel matrimonio l'alto significato, la Chiesa lo trasformò in una cerimonia religiosa, consolidando la sua autorità su questa istituzione, e bandì le cerimonie civili.
Grandi feste nuziali, con tornei e banchetti, univano famiglie reali e nobili, riflettendo grande ricercatezza negli abiti dai tessuti più pregiati, quali sete, velluti e broccati, vesti ricamate con gioielli e pellicce di ermellino.
L'abito nuziale però non doveva conformarsi a regole precise, si dava per scontato che la sposa avrebbe indossato il più bello che la famiglia poteva permettersi. Storicamente, in quasi tutte le società il rituale del matrimonio é quello di abbellire la sposa. L'uso dello strascico, o "coda", appare solo nel XVI secolo (l'abito nuziale tradizionale era la cotta con lo strascico) ed é rimasto uno degli elementi essenziali e classici per la gran parte degli abiti nuziali oggi.
L'immaginario femminile era la fanciulla vestita di bianco, dall'innocenza immacolata, pura nell'anima, che per la virtù del vero amore andava sposa al suo eroico cavaliere. Il primo abito da sposa documentato é quello della principessa Filippa, figlia di Enrico IV d'Inghilterra, che andando sposa nel 1406 a Erik di Danimarca indossava una tunica e un mantello di seta bianca bordati di pelliccia di vaio e di ermellino.
Il matrimonio elisabettiano é all'origine di molte delle usanze dei nostri moderni matrimoni. Le cerimonie nuziali erano spettacoli meravigliosi, le spose indossavano abiti da fiaba, quasi sempre di colore bianco, ed erano seguite da cortei festosi.
Dopo il giuramento e lo scambio degli anelli, i fiori e i nodi d'amore, sciolti dallo sposo, i matrimoni finivano in allegra festa, con banchetti, con dolci nuziali e con la famosa giarrettiera donata alla damigella insieme all'augurio di un prossimo matrimonio.
La storia ci ha sempre tramandato i famosissimi matrimoni aristocratici di reali e nobili; utili per le manovre politiche ed economiche, erano ottime occasioni per lo scambio di usi e costumi, tradizioni e mode.
Nel XVII secolo, anche per effetto dell'irrigidimento controriformistico, le feste nuziali diventarono più intime. Si investivano piuttosto soldi per il corredo e la dote e l'abito degli sponsali veniva utilizzato anche dopo il matrimonio.
Dopo la Rivoluzione Francese e il Direttorio, si impongono nuovi sistemi politici e quindi nuovi canoni di fogge da seguire.
Semplici tuniche quasi trasparenti, come ai tempi degli egizi e dei greci, di solo colore bianco, ad imitazione delle colonne greche dei famosi templi, a vita alta: è lo "stile impero", lanciato da Giuseppina, moglie di Napoleone Bonaparte.
Veli e pizzi venivano portati dietro alla testa e fissati a diademi e coroncine in omaggio alla dea Venere ("stile neoclassico"). Ancora una volta, risulta il bianco quale colore prediletto, come simbolo di purezza. Trasparente, a volte inumidito, audace, il vestito viene indossato senza corsetti né altro.
Interessante è anche la storia di un accessorio significativo della veste nuziale, "il velo".
L'usanza di proteggere il capo della sposa con un velo é molto antica. Anche il velo, però subì storicamente vicende alterne.
Durante il Medioevo era un comune ornamento ed era inopportuno portarlo il giorno delle nozze. La sposa portava sui capelli lunghi e sciolti una coroncina di fiori come simbolo di virtù, un anello come pegno di promessa eterna ed una spilla, simbolo di castità e purezza.
Il velo non riappare più fino al XIX secolo quando nessuna sposa andava a nozze senza "velo e pizzo" nell'abito nuziale.
Di origine antichissima, il pizzo é stato per secoli eseguito a mano con le tecniche a "tombolo" o ad ago con fili di seta e lino; alcuni erano così sottili che la ricamatrice poteva trovarli solo con il tatto.
Prodotto di un'arte raffinata, il pizzo conobbe un grande sviluppo nel Rinascimento e nei secoli raggiunse prezzi inimmaginabili, arrivando ad essere venduto a peso d'oro.
La donna ideale doveva essere modesta, femminile, docile e completamente dipendente dall'uomo: l'abito nuziale bianco era il simbolo di questi valori.
Verso la metà del secolo XIX, la "moda vittoriana", la più seguita, è quella che meglio si identifica con l'abito classico da sposa con la "gonna larga stile ballo" introdotto dalla Regina Vittoria (1819 – 1901).