BRACCIO SECOLARE

Potere civile che nell'età intermedia eseguiva sentenze e provvedimenti dell'autorità ecclesiastica quale emanazione del "Braccio regio" o autorità dello Stato distinta in "Braccio pubblico" (il governo) e "Braccio criminale e civile" (potere giudiziario): a titolo d'es. su difficoltà interpretative si veda il capo 98 degli "Stat. Crim." di Genova del 1556, "Sulla bigamia", che comportava autonomia del "Braccio criminale e civile" contro i rei.
Il S. Uffizio (nella figura del "GRANDE INQUISITORE" e quindi della sua complessa gerarchia che si estendeva a livello "diocesano") in generale, riconosceva la giurisdizione del "giudice dello Stato" nelle cause di poligamia (e bigamia) riservandosi l'accertamento dell'"intenzione" (nota ad un caso del 1609 in "Bibl.Casanatense", Ms.2653, "Decreta magis praecipua", c.518r). Eppure [Figliastri di Dio, cooperS ed., Ventimiglia, 1996)] i rapporti fra "Braccio criminale e civile/Braccio Secolare" e "S. Uffizio" (la Chiesa) non furono semplici: nel 1662 certo Benedetto Roccatagliata di Genova veniva processato per bigamia dalle autorità civili nel rispetto del capo 98 degli "Statuti" ma l'Inquisitore genovese, contro quanto prima scritto, avanzò proteste per una sua priorità (R.CANOSA, Storia dell'Inquisizione in Italia dalla metà del Cinquecento alla fine del Settecento, vol. III, Torino e Genova", Roma, 1988, pp.176-177)> già in una lettera del 3-XII-1552 (prima della stesura degli "Stat. Crim. del '56"), a riprova di contrasti tra "foro laico" ed "ecclesiastico", il "Grande Inquisitore" Michele Ghislieri (creatura di Gian Pietro Carafa, il futuro "papa inquisitore" Paolo IV) scrivendo all'"Inquisitore di Genova" (oltre a dar ordini su torture, trasmissioni di fascicoli dei processi ecc.) precisò che l'inquisitore investigava solo su questioni di sospetta "eresia" ("qui sapiunt haeresim": "STREGHERIA" o "STREGONERIA" implicitamente compresa) e "non in altri delitti, quali spettano ad crimen lesae maiestatis o ad altri errori" da lasciare a "BRACCIO SECOLARE" e "Giustizia di Stato ": v. A.PROSPERI", Tribunali della coscienza...,cit". p.148.
La Magia e la stregheria, nei loro intrecci coll'"Inquisizione", la "Signoria" ed il "Braccio armato della Legge Penale di Stato" hanno una storia radicata nel ponente ligure e fra alcune condanne "minori" (alcune al "bando" e quindi al temuto "esilio" erano in effetti assai relativamente minori dati gli estremi del "Diritto intermedio") l' ambiguità di relazioni fra "Inquisizione", "Braccio Secolare" e "Legge di Stato" si vede, oltre che nelle "streghe di Triora"), nel "territorio diocesano" di Ventimiglia, a cavallo tra Italia e Francia col seicentesco tragico evento di "PEIRINETTA RAIBAUDO" giustiziata come strega sul rogo dopo "impiccagione lenta", sfibrata dalle "torture": avrebbe praticato riti satanici [come una "Lamìa" e compiendo vari "malefici" ("d'amore", di "asservimento", del "sagittario", della consacrazione al Maligno, della "sterilità", dell' "avvelenamento" delle "malattie", dell' "impotenza maschile", dell' "odio", del "sonno" oltre la composizione di "fatture")] e il "volo stregonesco" dal luogo natio, di "CASTELLARO IL VECCHIO" presso Mentone, sin alla "valle nervina" coinvolgendo altre donne nel rito del "sabba": nonostante la difesa del suo "parroco" che la riteneva una povera pazza, il "giudice inquirente Cumis" fu implacabile carnefice.










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Nel tardo '500 e nel '600 sul territorio intemelio si ebbero altri casi di persecuzione oltre che di streghe e di "maghi", anche di presunti eretici o colpevoli di eresia (specie di "eresia calvinista"), senza tuttavia arrivare, per quanto noto e come AVVENNE NEL XVI SECOLO (in merito ai SOSPETTI DI ERESIA), all'estremo della "pena di morte": si ricorse almeno in un caso noto alla comminazione dell'"esilio" e del "bando" (in certi casi si ricorse alla comminazione dello stato di "infame"): pene comunque severissime, molto più di quanto oggi possa sembrar credibile.
Dal punto di vista giuridico, la lotta contro gli eretici e le streghe era affidata ad un inquisitore ecclesiastico il quale era assistito da due frati, da due gentiluomini appartenenti alla classe politica, da un notaio e da un cancelliere.
L'inquisitore dipendeva direttamente dal Vescovo, ma poteva contare sull' aiuto dell'autorità civile tanto per la caccia agli eretici che alle streghe che per l'investigazione vera e propria
Esistono casi meno noti di quelli di Triora o di Castellar ma comunque da registrare e cui fa cenno in un suo saggio Le Streghe in Tribunale - l'opera dell'Inquisizione nel Ponente Ligure nei secoli XVI e XVII (comparso sulla "Rivista della Provincia di Imperia", anno 2001) Rossella Masper che ha indagato sugli archivi diocesani e non del ponente ligure.
Aggiungiamo peraltro che Ventimiglia, quale sede del Vescovo, non solo era una piazza giuridica importante dell'Inquisizione ma che, sull'operato di questa nella città e nel territorio ponentino, abbiamo dati indiretti che derivano sia dagli scritti di un erudito del '600 come Angelico Aprosio, già Vicario dell'Inquisizione, che dall'esser stata innserita la città di Ventimiglia in un ROMANZO BAROCCO in cui sono descritte le pratiche su come si tenevano le ABIURE IN QUESTA LOCALITA'.
L'esame di alcuni documenti, compiuta dalla Masper, fra le carte dell'Archivio della Diocesi di Ventimiglia, dell'Archivio di Stato di Imperia e della sezione di Sanremo fanno pensare che gli inquisitori ebbero una certa mole di lavoro da compiere in questa zona.
In effetti la riforma protestante ebbe "scarsi riflessi in Liguria...é però vero che essa fu motivo di non poche preoccupazioni per le autorità religiose locali. Nella seconda metà del XVI secolo, la Liguria di ponente, grazie alla sua posizione di confine con la Francia, fu [infatti] interessata dalla circolazione di idee ereticali, in particolare calviniste di cui si trova traccia in alcuni editti inviati dalla curia di Ventimiglia alle parrocchie della diocesi. Numerose sono le denunce a carico di persone che a causa delle loro idee o anche solo per certi comportamenti vengono considerati eretici".
Tra i casi registrati dalla Masper un cenno significativo merita quello del frate Antonio del Bugnato del convento degli Zoccolanti di Sanremo che nel 1588 fu denunciato in quanto sosteneva che fossero due, e non tre, le persone divine.
L'autrice ricorda poi "Francesco Pallanca di Vallebona accusato di eresia per aver affermato che Papa Urbano [Urbano VIII] divide la cristianità".
Ancora la Masper giudica "Particolarmente interessanti, in quanto dimostrano la penetrazione dell'eresia calvinista specie nella zona di confine,... le abiure pronunciate da due cittadini francesi che vivevano nella città di Ventimiglia: Isac Giorgio e Abram Sciopré i quali rispettivamente nel 1627 e nel 1639 lasciano la Francia ed appena giunti in Italia si affrettano ad abiurare quella che entrambi definiscono l' "heresia dei Calvinisti" per abbracciare la fede cattolica, anche se i loro nomi di battesimo farebbero pensare che costoro più che calvinisti fossero ebrei [timorosi dopo i recenti IRRIGIDIMENTI DELLA CHIESA ROMANA e soprattutto dopo l'OPERATO DI PAOLO IV CARAFA e del suo successore]; ma, considerate le persecuzioni che dovettero subire gli ebrei, che nel secolo precedente furono costretti ad abbandonare i territori cristiani [ma sarebbe più corretto dire cattolici], é possibile che entrambi abbiano preferito dichiararsi calvinisti per sfuggire a sanzioni peggiori" .
Nel 1638 ricorda poi l'autrice che "Caterina Molinari di Camporosso fu accusata di stregoneria venne torturata affinché confessasse i suoi crimini".
Gli atti processuali annota ancora la Masper nel suo utile saggio "contengono la trascrizione delle invocazioni e dei lamenti della donna diligentemente annotati dal cancelliere come imponeva la procedura".
Proseguendo nella sua indagine l'autrice scrive: "Le accuse di stregoneria riguardavano soprattutto donne; numerose sono le denunce nei confronti di presunte streghe presenti un po' in tutti i paesi dell'entroterra, Bajardo, Seborga, Sasso, Latte, Pigna dove nel 1596 vennero perseguite una decina di donne che sarebbero state viste ad un sabba notturno, ma non mancano testimonianze che attestano la presenza di maghi e guaritori operanti nei piccoli villaggi a ridosso della costa".
Un caso significativo fu poi quello che accadde nel 1635 a Sanremo quando fu denunciato tal Martino Orbo originario di Mondovì, luogo da cui era stato bandito, accusato da alcuni conoscenti di aver fatto perdere il latte (segno ritenuto tipico di qualche maleficio) ad una donna che aveva partorito da poco.
"Il caso più singolare sull'operato di un mago" - scrive ancora la Masper cui sono debitrici queste note " é quello che riguarda Giovanni Rodi di Montalto.
Nel 1584 ( quattro anni prima dei fatti di Triora) costui viene denunciato al Sant'Uffizio ed una lettera inviata dall'inquisitore generale Gierolamo Bernerio di Correggio di Genova ordina un'inchiesta incaricando il proprio vicario a Sanremo, Mons. Giovanni Bianco di procedere ad un'accurata perquisizione dell'abitazione di costui ed alla confisca di numerosi libri e scritti proibiti che l'uomo possiede.
I documenti forniscono poi tutta una serie di testimonianze dei compaesani in cui il Rodi viene dipinto come mago, incantatore, dedito a strane pratiche ed oscure peregrinazioni notturne nei boschi del luogo.
Purtroppo non vi sono indicazioni sugli interrogatori e sulla sentenza di condanna, che si può comunque evincere dal fatto che i suoi beni risultano confiscati e venduti all'incanto per il pagamento delle spese processuali.
Il quadro dell'attività dei tribunali della fede nella Liguria di Ponente, assume connotazioni simili a quelle che caratterizzarono l'opera dell'inquisizione in altre parti della cristianità: l'autorità ecclesiastica comincia ad associare la lotta all'eresia che comunque nei primi decenni del XVII secolo va lentamente scemando, alla lotta contro le superstizioni per tentare di ricondurre la pratica religiosa entro i canoni dettati dal Concilio Tridentino.
La Chiesa, che da sempre svolge un ruolo determinante all'interno della società, é fortemente impegnata a ricucire le profonde lacerazioni prodotte dallo scisma di Lutero.
In tale contesto il patto tra la strega ed il demonio non viene più considerato soltanto come una grave offesa, ma piuttosto come una ribellione contro Dio, rinnegato attraverso un patto esplicito ed abbandonato anche quando viene mantenuta un'apparente diligenza nell'osservanza dei riti.
E' su questo terreno di ribellione, di non accettazione, che vivono le popolazioni contadine di quell'epoca.
In un'atmosfera mentale permeata dalla presenza di una religiosità spesso intensamente vissuta, anche se superficialmente intesa, sopravvivono antiche e nuove superstizioni: la fede nei Santi e nelle reliquie a cui si sovrappone la fiducia negli amuleti e nelle formule magiche, che rischiano di radicarsi e diffondersi le idee ereticali, ecco il motivo per cui l'Inquisizione persegue sistematicamente qualsiasi pratica che non si allinea con gli insegnamenti della chiesa, persino coloro che non rispettano il riposo domenicale verranno segnalati alle autorità ecclesiastiche e minacciati di scomunica
".








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