cultura barocca
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Angelico Aprosio "il Ventimiglia" letterato e soprattutto illustre bibliofilo e bibliotecario, alla moda del tempo ed anche aggirando in qualche caso ostacoli vari, si adoprò per avere ogni informazione sui volumi ed anche per leggerli prima della loro stampa.
Il caso più drammatico e genesi di una poemica personale fu quello relativo alla produzione letteraria di Suor Arcangela Tarabotti autrice della Semplicità Ingannata (già La Tirannia Paterna e dell'Inferno Monacale. Dopo un'iniziale amicizia e collaborazione la Tarabotti, temendo che Aprosio ondivago sul tema femminismo antifemminismo, rivelasse apertamente certe sue postazioni, sì da scatenare l'indagini del Sant'Uffizio, chiese la restituzione di suoi scritti che gli aveva affidato per un giudizio critico come si vede anche da queste due lettere della suora che reciprocamente aprirono e chiusero un potenziale, fruttuoso rapporto di collaborazione
Assai meno problematico fu il caso dell'opera di Lorenzo Lippi (sotto pseudonimo di Perleone Zipoli) cioè Il Malmantile Racquistato = qui leggendo da pag. 527 (e sgg.) ultime due righe si nota che Aprosio registrò nella sua Biblioteca Aprosiana, Passatempo Autunnale di Cornelio Aspasio Antivigilmi edita nel 1673 a Bologna per li Manolessi si nota come Aprosio inserì una lunga sequenza poetica del "Cantare VIII" del Malmantile riguardante la "Biblioteca di Simon Mago": in definitiva "il Ventimiglia" riprodusse una sarcina dell'opera del Lippi 3 anni prima della stampa e colui che gliela procurò (non sappiamo se con una copia manoscritta dell'intiera opera anche se certamente si può dire che da quanto "il Ventimiglia" scrisse a pagina 527 riga 16 dall'alto doveva quantomeno avere a disposizione l'intiero Cantare VIII che coerentemente ai contenuti definì "Le Ninfe") ma che Aprosio non citò espressamente, nella porzione di testo antecedente alla riproduzione della sarcina poetica, se non per via di una perifrasi (essendone stato favorito da soggetto, nella Bibliotheca della cui mente sono più libri, che non hanno veduto in un secolo le Fiere di Francoforte e di Lipsia...: da pag. 527 riga 13 dal basso) potrebbe esser stato il curatore della stampa postuma del poema del Lippi, vale a dire quel Cinelli Calvoli che ebbe rapporti anche con Aprosio come promotore, in vero non sempre efficiente o puntuale, della pubblicazione di altrui opere (del Cinelli Calvoli alla Biblioteca Universitaria di Genova si conservano varie lettere all'Aprosio ma continuò nel tempo a relazionarsi con l'Aprosiana come si evince dai rapporti che ebbe con Domenico Antonio Gandolfo discepolo di Aprosio e II Bibliotecario della "Libraria" di Ventimiglia il quale giova rammentarlo si occupò altresì con Antonio Magliabechi a far stampare postume (1689) le rimaste inedite opere di cui sotto si fa uso
Visiera Alzata e Pentecoste sul "disvelamento aprosiano" degli autori che scrissero sotto pseudonimo ).
In effetti nella continuazione della Visiera Alzata cioè la della Pentecoste, D'altri Scrittori, che andando in Maschera fuor del Tempo di Carnovale, sono scoperti da Gio. Pietro Villani pseudonimo di Aprosio -indicando anche la piazza reale di pubblicazione "Firenze" per "Finaro"- il "Ventimiglia" parlando di Perleone Zipoli e svelandolo esser Lorenzo Lippi da fine p. 126 a p. 127 annota p. 127, riga VII dall'alto = Libro che mi fù tanto più grato, quanto che mi venne dalla gentilezza del Medico Gio: Cinelli ed accompagnato da una eruditissima prefazione che non hò veduta in altro esemplare non partecipandola che ad amici e confidenti (evidentemente cita la rara Aggiunta della variante B) di cui qui sotto si parla): però indicando anche l'editore, la piazza e la stampa (1676) Aprosio si riferisce (con qualche menda) al libro edito e non a un testo manoscritto di cui nel 1673 egli riprodusse, e con qualche difficoltà di lettura attestata dalla forma (alcune parole maiuscole per le minuscole dell'edizione a stampa) e dall'uso dei puntini come ad indicare difficoltà di decifrazione (vedi p. 528, riga XV = il verso riprodotto da Aprosio Perch'ei, che sà ..... ebbe concetto in luogo di quello ben leggibile nella stampa Perch'ei, che sà ch'è sale ebbe concetto), come sopra scritto la sarcina tratta dal "Cantare VIII".
Tuttavia l'elogio aprosiano per indicare colui che gli avrebbe fornita la copia o parte del Malmantile suona in maniera un poco troppo ossequiosa per un personaggio come il Cinelli Calvoli (leggine qui dati sulla vita e sull'opera) al punto da lasciar pensare in alternativa e perlomeno in linea possibilistica che il
"donatore in maschera" del manoscritto possa esser stato il grande e potente bibliotecario mediceo Antonio Magliabechi, che possedeva una copia del Malmantile e con il quale Aprosio intratteneva uno stretto rapporto, nel cui contesto entrava anche il Cinelli Calvoli, nell'auspicio del "Ventimiglia" di poter tramite loro veder pubblicata "almeno" la sua Maschera Scoperta.
A chiosa di queste considerazioni a proposito dell' Editio Princeps del Malmantile giova sempre rammentare quanto scrive il Servizio Bibliotecario Nazionale = "esiste [dell'opera del Lippi] una rara variante B con in fine aggiunte [32] p. non numerate e senza segnatura, contenenti un'epistola di Giovanni Cinelli ai lettori e due sonetti di Antonio Malatesti: questa aggiunta venne proibita e pertanto la quasi totalità delle già pochissime copie che la contenevano (circa 50) andò distrutta".



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