da "abbazia di Novalesa"
NOVALESA
famosa abbazia benedettina nella valle del Cenischia un corso d'acqua votato ai numi dei pagani e in ambito cristiano giudicato motivo di sconsacrazione liturgica (spesso seguita, per i dettami di Gregorio Magno, da riconsacrazione) per esser sede di un drago demoniaco tentatore delle acque che sarebbe stato ucciso secondo una leggenda documentata a questo collegamento ad opera S. Martino nel sito prossimo dell'orrido di Foresto ove si son rinvenute tracce di un tempio pagano dedicato alle "Madri" testimonianti resistenze locali di paganesimo esplicitate pure sotto forma di "religione del drago o del serpente", che si sarebbero manifestate per tutto il territorio che da Susa scendeva sino all'estremo Ponente di Liguria, Ventimiglia compresa.
La valle del Cenischia si trova presso la val di Susa ove tuttora proprio a Susa si ammira l' "Arco di Augusto", con la "Porta romana" monumento romano eretto nel 9-8 a.c. sotto il regno del re celto-ligure Cozio e dedicato ad Augusto per commemorare l'avvenuto patto di alleanza con l'impero Romano.
L'ABBAZIA, che fu sede di una prestigiosa biblioteca di cui esistono importanti TESTIMONIANZE, anche se quasi tutte le pergamene si trovano ora all'Archivio di Stato di Torino, venne fondata nell'VIII sec. dal nobile franco Abbone e quindi protetta dai re carolingi tra cui, in particolare Carlo Magno che vi giumse, sostandovi, prima di sfondare le difese dei Longobardi.
Della celebre abbazia si legge a questo collegamento la storia sulla base del
"Cronicon Novalicienese" integrato da moderne rivisitazioni
Illustri abbate vi furono Frodoino ed Eldrado (poi santificati) e nello "Studio" dell'abbazia si ebbe l'opera del celebre miniaturista Atteperto.
Importante CENTRO DI STUDI ed
innestata in un contesto geopolitico e cultuale a dir poco straordinario di CASE MONASTICHE PIEMONTESI E DELLA LORO INFLUENZA SULL'INTIERO AREALE LIGUSTICO ( in questa carta multimediale con voci attive analizzate una ad una ) interagenti con un PERCORSO/VARIANTE DELLA VIA FRANCIGENA DEI PELLEGRINAGGI DI FEDE caratterizzato da una notevole serie di sovrapposizioni cultuali ed innesti di nuove fedi su tradizioni cultuali pregresse, l'ABBAZIA DI S. PIETRO DI NOVALESA
in ragione di questo suo imponente apparato culturale richiamava molti studenti oltre che dal Piemonte pure dalla Liguria occidentale ed in particolare dalla Diocesi di Ventimiglia cui l'abbazia era legata dal comune culto per S. Secondo = a testimonianza di questi stretti rapporti concorre anche il fatto che dopo le devastazioni dei Saraceni del Frassineto, un volta che questi furono sconfitti da una Crociata Cristiana, il percorso che collegava Ventimiglia a Novalesa sia stato riconsacrato secondo le procedure rituali qui esemplificate da un vescovo intemelio risalito sin alla grande casa monastica dell'agro susino in modo che ripresero i contatti di studenti del estremo ponente di Liguria con il celebre centro culturale novaliciense, contestualmente avvenendo, come attestato dal vescovo genovese Teodolfo, la ripopolazione del tormentato areale tra Ventimiglia e Sanremo con l'impianto di ulteriori centri benedettini nonostante casuali scorrerie saracene sino all'area di Lerino.
S.PIETRO DI NOVALESA fu, come si intende da quanto accennato, anche un celebre luogo di PELLEGRINAGGI soprattutto a partire dal XII secolo: una reliquia oggetto di particolare venerazione era il RELIQUARIO DI S. FRODOINO (oggi conservato nella parrocchiale di Novalesa): si tratta di un'arca in legno rivestita di una lamina in argento lavorata, a cesello, con rappresentazione di scene della vita del Santo abate,
Oggetto di venerazione furono anche gli affreschi della CAPPELLA DI S.ELDRADO detti del Ciclo di S.Eldrado e del Ciclo di S.Nicola.
Nelle immagini si vede la simbologia (affrescata sul soffitto) dell' AGNELLO CHE REDIME DAI PECCATI DEL MONDO ed ancora (sull'abside della cappella) lo splendido PANTOCRATORE cioè "il Cristo Onnipotente con ai lati, in basso, S.Eldrado e S.Nicola"; si tratta di alcuni particolari del celebre CICLO DI S. ELDRADO E S. NICOLA un tempo ritenuto dalla critica d'arte legato alla cultura bizantina ma attualmente accostato agli affreschi di S.Pietro a Civate e di S.Vincenzo a Galliano e ricostruito come una tappa essenziale della pittura romanica-lombarda da collocare verso gli inizi del XII secolo
