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Nel Duecento i monaci Antoniani ebbero il merito di tentare nuove strade diagnostiche e curative contro queste malattie epidermiche ed oltre ad acque termali ed argille curative si valsero delle proprietà salutari attribuite al grasso della carne di maiale: durante il Medioevo, la tradizione e le discipline mediche del passato vennero riscoperte (vedi testi digitalizzati) specie ad opera degli ordini monastici ed al loro recupero dei testi classici. Sulla direttrice dei movimenti monastici, all’inizio del X secolo, la scuola salernitana, la più antica istituzione medievale dell’Occidente europeo per l’esercizio e l’insegnamento della medicina, recuperò parte di quegli antichi e rivisitati insegnamenti per esempio
nel capitolo IX del Regimen sanitatis o Flos medicinae Salerni si fa cenno alle proprietà nutrienti della carne di maiale attribuendole, nel capitolo XXV, una valenza terapeutica.
In effetti in parecchie chiesuole della vallata esistevano un tempo affreschi impressionanti (fatti poi ricoprire dai Parroci) di uomini disperati dal volto suino (quelle immagini eran correlate per alcuni alla tradizionale equivalenza simbologica maiale-demone mentre a giudizio non trascurabile di altri costituirebbero un ricordo delle grandi affezioni dermatologiche contro cui quei monaci combatterono, acquisendo il diritto di immunità di pedaggio sui pascoli pubblici, pei maiali che allevavano, caratterizzati dal marchio "Tau" tipico del loro Ordine.
le cui conclusioni non seguono il progetto on line Cathopedia, l'enciclopedia cattolica per cui l'OSPEDALE ANTONIANO IN VENTIMIGLIA da tempo sorgeva presso la Chiesa di San Michele a Ventimiglia dove dalla metà del X secolo funzionava un hospitalis per i pellegrini e i marinai affetti dal fuoco di Sant'Antonio, grazie alle donazioni di Guido del nobile casato dei conti Ventimiglia : parimenti nel sito on line della Cumpagnia d'i Ventemigliusi è trattata una voce su un ospedale antoniano a Ventimiglia ove, con molte altre notizie, compare scritto = " Con il grasso dell'animale macellato (maiale), i monaci preparavano l'unguento che serviva a lenire i patimenti agli affetti dal 'fuoco sacro' o dell'herpes zoster. A quella cura aggiungevano applicazioni di argilla, che estraevano dalle "Terre Bianche" site sul crinale Roia-Nervia di Montecurto, luogo che avevano avuto in concessione dai Conti" ed in cui è riportata una moderna considerazione scientifica sull'argilla curativa
Informatizzazione a cura di Bartolomeo Ezio Durante
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