Inf. a cura di Bartolomeo Ezio Durante
La coltura della vite dall'epoca medievale (in effetti esistono segnali ma ancora troppo vaghi per quanto concerne il periodo romano) fu una costante (per quanto l'ambiente potesse venir danneggiato da calamità varie con conseguente carestia) dell' agro della valle che prende nome dal torrente che l'attraversa, il Nervia (e seppur in misura minore di tutto il contado intemelio, compresa la diramazione occidentale e soprattutto quella levantina).
Nei documenti più antichi [ben studiati da Laura Balletto ma sempre suscettibili di qualche utile integrazione critica] riguardanti l'agro nervino e soprattutto la sua piazza più importante, quella di Dolceacqua (XIII-XIV secolo) la viticoltura (praticata sull'esperienza della grangia benedettina secondo la tecnica architettonica popolare dei muri a secco ideale per recuperare spazio coltivo nelle ridotte proprietà dell'economia curtense ligure) risulta menzionata nei documenti notarili in maniera frequente: la si trova citata sia in atti che riguardano privati cittadini sia il potere ecclesiastico che la vera e propria autorità signorile [peraltro proprio i Signori di Dolceacqua, cioè i Doria, realizzando una via alternativa per raggiungere un loro approdo nell'agro di Ospedaletti e non pagare pedaggio alla Comunità di Ventimiglia, al fine di attraversarne l'agro e raggiungere i porti del Nervia o del Roia, ci testimoniano, più o meno direttamente, che nel XIV secolo il loro dominio sfruttava già commercialmente la buona produttività nei settori agricoli dell'olivicoltura e della viticoltura].
Non mancano comunque utili segnalazioni per quanto concerne altre zone a prevalente carattere rurale come alcune vallicelle periferiche (interessante il caso del vino di Latte) o, sempre a titolo esemplificativo, in prossimità del centro medievale la zona del rio Resaltello: per non dimenticare, procedendo verso levante, l'importante agro pianeggiante di Nervia, la sua naturale prosecuzione nell'agro di Campus Rubeus, il complesso ed enigmatico sistema geografico dell'Armantica/ Almantiqua, diversi siti agricoli e zone rustiche duecentesche dall'odierna località dei Piani di Vallecrosia all'agro di Soldano od ancora l'importante area geopolitica in cui si sarebbe successivamente evoluta la quattrocentesca villa di Bordighera.
Il vino era commercializzato sulla piazza intemelia ma purtroppo non si recupera dagli atti alcuna notazione (se del tipo bianco, rosso, rosato) : soltanto, qualche volta, viene segnalata la zona agricola di provenienza o di produzione.
Si trattava comunque di buon vino da tavola, esportato "a Savona, Arenzano, Voltri, Genova e Chiavari": dopo esser stato imbarcato su navi di vario tipo [comunque soprattutto bucii e quindi leudi] sia all'approdo del Nervia che al porto canale mercantile del Roia).
La vendemmia era precoce ed i vini nuovi comparivano a fine luglio mentre la massa della vinificazione si teneva già a metà di settembre (non essendo ancora avvenuta l'adeguazione gregoriana del calendario esisteva una sfasatura di dieci giorni fra la stima calendariale e quella astronomica).
Botti di varia dimensione e capacità, spesso di pregiato rovere, conservavano il prodotto: nel XIV sec. la commercializzazione del vino di val Nervia sul mercato locale e regionale giunse a 160.000 litri (appena un secolo prima - di Amandolesio, cart. 56-7, annata 1258/9 - a tal quantità era giunto tutto il territorio intemelio compresa la val Nervia, mentre la cifra, dall'annata seguente - a 20.742 litri -, cominciò progressivamente ad incrementare).
Solo nel '400 il vino avrà la denominazione di vermiglio (vin vermiglio) ma basandosi ancora su tecniche generiche di identificazione, come per esempio nell'agro vallecrosino, legate alla segnalazione del luogo di provenienza dei vitigni e di relativa vinificazione: fu questo il caso del vermiglio della fascia longa.
Nel XVI secolo in Liguria si affermò in maniera eclatante un vino dalla chiara denominazione, il
MOSCATELLINO
del Ponente, un vino di pregio non comune che nel 600 (secolo in cui peraltro cominciano a comparire i primi trattati scientifici di viticolturadei quali all'inntemelia Biblioteca Aprosiana si conservano autentiche gemme primeggando per importanza e rarità il volume Francisci Scacchi fabrianensis, De salubri potu dissertatio, comportante tra l'altro innovative valutazioni sulla reale origine dello "Champagne") sarebbe stato esaltato addirittura da eruditi e poeti.
Angelico Aprosio, da buongustaio, ne era un estimatore al punto che ne compose un elogio letterario di una certa efficienza costruendo una attraente immagine della gastronomia intemelia incentrata sulla sinergia intercorrente tra le buone trote del fiume Roia e la classica nobiltà del MOSCATELLINO DI VENTIMIGLIA qui esaltato entro questo passo del repertorio biblioteconomico aprosiano del 1673 edito da A. Aprosio = di questo aprosiano elogio del Moscatellino, sia di Ventimiglia che del suo areale comprese le ville che avrebbero poi costituita la "Comunità degli 8 Luoghi, si propone qui una immagine enfatizzata.
Ai primi del XVIII secolo il MOSCATELLO era ancora in auge [non si trova purtroppo all'Aprosiana, ma è di auspicabile consultazione per visualizzare la situazione all'epoca di viticoltura ed enologia, il qui digitalizzato volume di Cosimi Trinci dei primi del '700
L'agricoltore sperimentato, ovvero regole fenerali sopra l'agricoltura in cui compaiono quesi due importanti trattati cioè il
"Trattato delle viti" [11 capitoli. da p. 17 a p.52] e quindi il
"Trattato delle uve, e de' vini" [33 capitoli. da p. 17 a p.75]
con in appendice al cap. XXXIII 16 paragrafi da p. 76 a p. 88 = "Delle qualità e quantità dell'Uve da scegliersi, e unirsi(a seconda dei vini che si intendono fare)" = l'opera del Trinci arricchita da varie stampe d'epoca è poi, in questa miscellanea, utilmente accorpata, con altre ancora, al seguente, del pari digitalizzato da "Cultura Barocca",
"Trattato sopra la coltivazione delle viti descritto da M. Bidet
uffiziale della casa reale di Francia aggiuntovi un trattato sulla stessa materia di M. Bussato da Ravenna" che tratta in modo approfondito oltre che la viticoltura
la "maniera di fare i vini" e "il governo de' vini"].
Purtroppo a metà dello stesso secolo
l'aggressione di parassiti ai vitigni del moscatello (come delle altre qualità indigene) sarà alla radice di una grave involuzione dell'agricoltura nel Ponente Ligure, soprattutto nella bassa-media -Valle Argentina (in carta digitalizzata con voci attive di tutte le località) e nelle valli di S. Lorenzo (in carta digitalizzata, pure in questo altro collegamento, con voci attive di tutti centri) la scomparsa del MOSCATELLINO sarà alla radice di una imprevedibile crisi economica che molte famiglie affronteranno con la strada dell' emigrazione (sotto l'immagine un elenco di voci da attivare).
Da metà '800 dopo il tracollo dei vitigni tradizionali per le citate malattie dovute ai parassiti si ebbe una rinascita della viticolura ligure ponentina con l'innesto di prodotti locali su ceppi americani ricavando in particolare un Vino, il ROSSESE tanto buono da esser stato celebrato in questa
sequenza pittorica di Marcello Cammi.
Ad integrazione di quanto scritto si propone qui quanto sulla produzione agronomica (e non solo ) pubblicò nel 1834 D. Bertolotti nella sua vasta opera, digitalizzata da "Cultura-Barocca" sulla Liguria preunitaria ovvero "la Liguria delle 8 province" e quindi ancora una SCHEDA CRITICA messaci a disposizione dall'Ist. Intern. di Studi Liguri di Bordighera -redatta grazie agli studi svolti presso il Museo Gallesio-Piume di Genova- permette poi di visualizzare l'evoluzione della viticoltura nel Ponente ligure tra il XVIII secolo e i primi del 1800.