A suo tempo il ritorno di papa Pio VII da Parigi ove di fatto era prigioniero del Bonaparte, di cui quasi si presagiva il tracollo, passando tra ali di folla plaudente a partire dalla Liguria con un celebrato soggiorno in Sanremo nel febbraio 1814 ( come leggesi nel Manoscritto Borea), in direzione di Roma aveva fatto pensare ad una imminente piena sconfitta dell'anticlericalismo, anche sotto forma di pubblicistica ma di fatto così non fu specialmente in conseguenza della soppressione dello Stato Pontificio e dopo la presa di Roma simboleggiata dalla Breccia di Porta Pia -qui effigiata- attraverso cui l'esercito italiano entro vittorioso nella grande città con l'elevazione della stessa a capitale del Regno d'Italia con la conseguenza, probabilmente causa di ulteriori inasprimenti, che PIO IX intervenne variamente contro quello che definì un sacrilegio e attirandosi ulteriori contestazioni anticlericali con la canonizzazione dell'antico inquisitore spagnolo Pietro Arbues e soprattutto con la pubblicazione del Syllabus complectens praecipuos nostrae aetatis errores (in italiano "Elenco contenente i principali errori del nostro tempo", chiamato per antonomasia SILLABO qui digitalizzato in traduzione un elenco di ottanta proposizioni pubblicate insieme all'enciclica QUANTA CURA parimenti qui digitalizzata (contenente l'esplicita condanna delle idee degli "innovatori" in particolare di comunismo e socialismo) nella ricorrenza della solennità dell'Immacolata Concezione, l'8 dicembre 1864 divenuta probante in rapporto alla prima di due apparizioni mariane = in particolare
nel Sillabo sono condannati il liberalismo, vecchie eresie riaffacciantesi nelle idee dell'epoca, l'ateismo, il comunismo, il socialismo, l'indifferentismo, il nazionalismo, il razionalismo e proposizioni relative alla Chiesa e alla società civile tra cui il matrimonio civile. **** Non certamente meno numerose sono le STAMPE ANTICLERICALI SOPRA PROPOSTE ED ORMAI PIUTTOSTO RARE in merito alle quali se pare giusto rammentare come le PASQUINATE AVVERSO IL POTERE TEMPORALE DEI PAPI continuassro ad essere proposte in quest'epoca di grandi tensioni ma in un contesto specifico e chiaramente contemporaneo all'epoca risulta altresì opportuno rammentare alcuni scritti ed in primo luogo, non mancando grandi aspettative dopo l'ascesa al soglio di Pietro di Papa Pio IX l'- Orazione scritta alla Santità di Pio IX scritta dall'avv. A. Pizzoli [in merito all'arretratezza dello Stato Pontificio (testo integrale commentato)] facendo però seguire le ben più acri e meno speranzose osservazioni di
Pubblicistica anticlericale e difesa clericale nel contesto dell'anticlericalismo sette-ottocentesco (vedi testi digitalizzati e trascritti) connesso al processo di unificazione italiana strettamente legato alla reazione di Pio IX (che recupera contro l'evolversi degli eventi e l'affermarsi di nuove idee ed ideologie le postazioni del severo predecessore Gregorio ) e che in pratica alimenta un acceso dibattito sulla libertà di stampa, contestata dalla Chiesa con punte assai aspre come nel caso di questo articolo intitolato I Libri Proibiti del 1865 edito entro un periodico cattolico di grande diffusione ed apertamente sostenuto da Pio IX redatto dal sacerdote Enrico
Minetti che giunge al segno di proporre censura e totale proibizione della pubblicazione di libri che definisce blasfemi e "malvagi". Le tensioni tra Stato e Chiesa perdurano sino alla stesura dei Patti lateranensi del 1929 qui analizzati su testo d'epoca anche se la Chiesa continua comunque a pubblicare sino al 1948 i suoi Indici dei Libri proibiti (qui elencati con le relative integrazioni) poi soppressi dall'illuminato Pontefice Paolo VI mentre nelle loro "Pastorali" i Vescovi non si astengono da sanzionare la diffusione di vari tipi di pubblicazioni come qui, per fare uno tra i tanti esempi, si vede da una digitalizzata "Pastorale" del vescovo ventimigliese Ambrogio Daffra. Purtroppo con la fascistizzazione d'Italia la libertà di stampa pure in campo statale e laico subisce [ quasi a recuperare l'antica e poco nota censura degli Stati (qui analizzata, a titolo d'esempio, per i casi delle Repubbliche di Genova e Venezia) in merito a parole, scritti, stampe, libri, "lettere orbe" o "libelli famosi" (dalle molte tipologie come qui si legge) che ne offendessero la maestà] una gravissima soppressione, con quella di altre libertà costituzionali, sancita durante il ventennio del regime mussoliniano, sino alla Liberazione e alla stesura della Costituzione della Repubblica italiana il cui articolo 21 garantisce la libertà di stampa
In tal senso è da rammentare che il predecessore di Pio IX papa Gregorio XVI si era già adoprato alacremente avverso gli anticlericali sostanzialmente "figli" dell'illuminismo pubblicando un'enciclica qui pure digitalizzata sotto titolo de
LETTERA ENCICLICA AI PATRIARCHI, PRIMATI, ARCIVESCOVI E VESCOVI DELLA CRISTIANITA' DEL 15 AGOSTO 1832 in cui nel contesto di una risposta al
MEMORANDUM DELLE POTENZE EUROPEE AI FINI DI UNA MODERNIZZAZIONE SOCIO-POLITICA ENTRO LO STATO DELLA CHIESA
si biasimava come
"ESECRANDA LA LIBERTA' DI STAMPA"
(concetto più volte ribadito in ambito clericale procedendo da quanto edito nel 1865 entro il periodico cattolico dei FIORI CATTOLICI per giungere al XX secolo come per fare un esempio fra i tanti possibile ancora nel 1903 può leggersi in una pastorale del vescovo di Ventimiglia Ambrogio Daffra) sì da diffondere libri pravi e blasfemi tali da fa rimpiangere l'antica istituzione dell'Indice dei Libri Proibiti (soluzione cui il Pontefice non rimase estraneo facendo pubblicare nel 1843 il qui proposto suo
INDICE DEI LIBRI PROIBITI) .
Questi provvedimenti poco giovarono alla Chiesa Romana nella stessa ecclesiastica sanzione inquisitoriale contro la pratica del magnetismo animale e della scuola di Mesmer si vedono postazioni avverso i nuovi pensatori e puranco permeate da un anelito di antidonnesca misogenia reputandosi la lettura da parte delle donne di pubblicazioni condannate dalla Chiesa un autentico pericolo sociale e morale
In questo non breve
LASSO DI TEMPO, CONCERNENTE SIA L'EPOCA ANTERIORE CHE QUELLA POSTERIORE ALL'UNITA' D'ITALIA, LUNGA E COMPLESSA E' STATA LA CONTRAPPOSIZIONE TRA ANTICLERICALI E CLERICALI AL PUNTO CHE LE PREGRESSE QUANTO CONSERVATRICI IDEAZIONI DI GREGORIO XVI
paiono rafforzate dalle
POSTAZIONI DI PIO IX CHE, AD ONTA DELLE SPERANZE IN LUI RIPOSTE, DI RIMPETTO ALL'OCCUPAZIONE ITALIANA DI ROMA ED ALLA SOPPRESSIONE DELLO STATO PONTIFICIO, REAGISCE VARIAMENTE SINO ALLA STESURA DEL "SILLABO" E DELL'ENCICLICA QUANTA CURA SCRITTI APERTAMENTE AVVERSI AD OGNI NUOVA IDEOLOGIA DEGLI INNOVATORI E DEGLI ANTI OSCURANTISTI ESACERBANDO LO SCONTRO TRA PUBBLICAZIONI CLERICALI E SCRITTI A CONTENUTO ANTICLERICALE.
Proliferano di conseguenza le STAMPE FILOCLERICALI che nei casi più drastici risultano collegate ad una pubblicazione datata quanto connessa a postazioni apertamente antilluministiche come la qui digitalizzata opera di padre ANTONINO VALSECCHI dal titolo DEI FONDAMENTI DELLA RELIGIONE E DEI FONTI DELL'EMPIETA' nella quale ha un ruolo importante il quui del pari digitalizzato Discorso sopra l'Irreligione in cui si esaminano i principj, e le funeste conseguenze di essa opposti ai principj, ed i felici effetti del Cristianesimo pel Signor Barone di Haller.... (Gottinga 26 dicembre 1750).
Occorre però rammentare che siffatte PUBBLICAZIONI non sono nemmeno nemmeno restie a promuovere scritti di contenuto religioso di scrittori laici quali in particolare le VISIONI del settecentesco Alfonso Varano e vieppiù il poema IL SALVATORE dell'ottocentesco Davide Bertolotti cui si riconosce il merito di aver poeticamente elaborato in 12 canti la terrena vicenda di GESU' dedicando però molto spazio nel PRIMO CANTO grande spazio alla FIGURA DELLA VERGINE MARIA ED ALLA SUA CONCEZIONE in pratica anticipando (il poema fu stampato nel 1844) la sanzione del DOGMA DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE INDETTO DA PIO IX L'8 DICEMBRE 1854 MENTRE NELLA RICORRENZA DELL'8 DICEMBRE 1864 IL PAPA PUBBLICO' SIA IL "SILLABO" CHE L'ENCICLICA QUANTA CURA.
- Tra le innumerevoli pubblicazioni clericali a titolo d'esempio si può ricordare la rivista cattolica intitolata FIORI CATTOLICI contenente tante considerazioni sulle presunte improprietà del provvedimento del NEO REGNO D'ITALIA CON LA SOPPRESSIONE DELLO STATO PONTIFICIO con in particolare
LEGGE DI SOPPRESSIONE DEGLI ENTI RELIGIOSI E MORALI E DI ORDINAMENTO DELL'ASSE ECCLESIASTICO (a titolo d'esempio vedi in merito il CASO DELLA CHIESA DI N. S. DELLA CONSOLAZIONE DETTA ANCHE DI S. AGOSTINO E DELL'ANNESSO CONVENTO AGOSTINIANO GIA' SEDE DELLA BIBLIOTECA APROSIANA DI VENTIMIGLIA) ]
********** LUIGI SETTEMBRINI**********
che già ne
La protesta del popolo delle due Sicilie condannando l'arretratezza dell'Italia meridionale e la responsabilità dei Governanti espresse un SEVERISSIMO GIUDIZIO SU FRATI E PRETI, SPECIE SU QUELLI OPERANTI A NAPOLI criticandoli anche perché limitanti la libertà di stampa come nel caso più eclatante di Gaetano Royer e mantenendo il popolo a livello di analfabetismo sfruttandone l'ignoranza per i propri interessi . A siffatte considerazioni di carattere socio - politico, il Settembrini fece in tempi posteriori seguire, in un contesto prettamente letterario, al glorificante giudizio su preti e frati di
ALESSANDRO MANZONI entro I PROMESSI SPOSI
romanzo comunque giudicato entro il CAPITOLO LXXXXIX: "LA RIVOLUZIONE INTERIORE. IL MANZONI" delle sue LEZIONI DI LETTERATURA ITALIANA ( volume terzo da pagina 304 di questa edizione
Sostenendo poi il Settembrini
in un altro passo della sua disanima come solo il pauroso e un po' comico curato Don Abbondio risultasse nel romanzo l'ecclesiastico più credibile per quanto il Manzoni si fosse pentito di averlo inserito entro la storia da lui narrata
registrando però poi in nota lo stesso studioso nelle edizioni, come quella usata da "Cultura Barocca", successive al 1872 una lettera datata 8 luglio 1872 d'un erudito suo lettore da cui verrebbe spiegata la motivazione per cui i frati dal Manzoni fossero anteposti ai preti cioè ai secolari lettera anonima [o di cui per qualche ragione il Settembrini non ha citto il mittente] che si conclude con l'asserzione Se vi capita di ritornare sull'argomento, apprifittate di questo riflesso, che viene da chi precisamente nel 1829 si trovò immischiato in questa lotta di antagonismi sacerdotali, e vi parla con piena scienza e coscienza delle vicende di quell'epoca miserrima.
Per quanto concerne le altre opere manzoniane il Settembrini le ritiene tutte ispirate dal medesimo sentimento che ispira il romanzo senza eguafliarne la grandezza ed il critico giunge
addirittura a giudicare brutta tragedia l'Adelchi ispirata al principio che "I Longobardi sono nemici dei Papi, quindi ogni Longobardo è cattivo" mentre a suo pare l'aggressione dei Franchi ai Longobardi che tanto ormai avevano in comune con gli Italiani fu voluta dal Vescovo di Roma per tutelare, come altri Vescovi, il suo ruolo di feudatario sì da invocare il soccorso di Carlo Magno che distrusse il Regno Italico compensando il Clero col donativo di feudi e rendendo possibile un "avvenimento che fu una delle più grandi sventure italiche", facendo di tale impresa
una delle più belle glorie di Carlo
Magno e come uno dei più grandi benefizi che il Papa fece all'Italia, liberandola da una razza di oppressori spietati. A riguardo degliInni Sacri sempre il Settembrini li definisce "superiori a tutte le poesie sacre che abbiamo
, ma non sono popolari, non facili né schietti ma vogliono essere le sacre canzoni, e come erano la Laudi antiche sono riflessi, difficili, a volte oscuri concludendo poi la sua disanima critica con la frase Alessandro Manzoni per me è simile al suo bel Federico Borromeo, uomo di raro ingegno, di cuore ottimo, sa tante cose, le dice tanto bene, ma santo da metterlo sugli altari no" continuando a trattarne, citando la visita da lui fatta in Milano al "Gran Lombardo" e scusandosi delle critiche fatte ma ritenute una necessità da trasmettere al xx secolo , affermazione non da tutti compresa ed apprezzata sì da suscitare molte reazioni anche della stampa al punto che un individuo propose di organizzare "un concilio per scomunicarlo, riprovarlo solennemente, metterlo al bando della Letteratura e della Civiltà" .
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Con lo scorrere degli anni divenne ancor più difficile, come già scritto in precedenza, la postazione della Chiesa a fronte nel Nuovo Regno dell'Italia Unita e con l'avvento della Questione Romana : "Questione" destinata a restare a lungo un grosso problema per Stato e Chiesa ed a perdurare per vari anni sin alla Riconciliazione Mussoliniana col Vaticano detta "dei Patti Lateranensi"
Al riguardo di questo lungo scontro sette - ottocentesco tra postazioni clericali ed anticlericali può giovare compulsare quanto espresso dal Vescovo di Ventimiglia
Mons. Ambrogio Daffra nella qui digitalizzata la Lettera Pastorale del 1903 Guardatevi dai Lupi in cui sono ben evidenti le osservazioni contro la Propaganda e Pubblicistica anticattolica di quelli che il Vescovo oltre che Lupi chiama falsi profeti che attirano le folle parlando contro la Chiesa avvalendosi di pubblicazioni modernistiche e laiche sì da indurre il Prelato a condannare pure (in pratica riprendendo l'anatema già pronunciato da Gregorio XVI contro l'"esecranda libertà" di stampa
i supposti "Abusi della Stampa".
Molte pubblicazioni, oltre il proprio specifico fine, valgono in siffatto contesto a sostenere la propria "fazione" sia essa clericale od anticlericale = per esempio entro
la stessa ecclesiastica sanzione inquisitoriale contro la pratica del magnetismo animale e della scuola di Mesmer si vedono postazioni avverso i nuovi pensatori e puranco permeate da un anelito di antidonnesca misogenia reputandosi la lettura da parte delle donne di pubblicazioni condannate dalla Chiesa un autentico pericolo sociale e morale