"Chi disse che il vero letterato, è un vero soldato, certo che disse bene, perche infatti se non versa sangue nel campo, sparge d'inchiostro i fogli, e di sudore i libri; e benche i balsami della penna lo risanino egregiamente dalle ferite, che può ricevere dai maledici, anzi lo consacrino ad una vita immortale, nulladimeno il corpo poverello sotto il peso di tante carriere, è forza che manchi" così scrisse l' erudito predicatore domenicano Pio Mazza con cui era in corrispondenza Angelico Aprosio (qui sopra in un ritratto di fantasia fattone nell''800 quasi certamente da Andrea Rolando, bibliotecario della "Libraria" di Ventimiglia) entro questa epistola del 3 ottobre 1673 in cui si rallegrava per la notizia della salute recuperata dal bibliotecario ventimigliese dopo un collasso o sincope patito stando innanzi all'altare della chiesa conventuale = collasso forse dovuto alla troppa fatica connessa ai lavori intellettuali visto che proprio nel 1673 venne stampata a Bologna la vasta prima parte del suo repertorio biblioteconomico "La Biblioteca Aprosiana Passatempo Autunnale di Cornelio Aspasio Antivigilmi" . Sempre grazie al Mazza da una sua lettera del 15 febbraio 1979 che Aprosio godeva buona salute ancora a due anni dalla morte avvenuta nel 1681 per febbre terzana = certo i malanni dovuti all'invecchiamento oltre che due eventi in un certo qual modo connessi (LA MORTE DELL'AMICO E MECENATE CAVANA CHE LO SOSTENNE NEL PUBBLICARE SUE OPERE E QUINDI LA MANCATA PUBBLICAZIONE, IN TEORIA PATROCINATA DAL MAGLIABECHI E DAL CINELLI CALVOLI, DELLA PARTE FINALE DEL REPERTORIO BIBLIOTECONOMICO E DELLA MASCHERA SCOPERTA) erano stati un peso non da poco per il bibliofilo assai lieto del fatto che, come scrisse al celebre bibliotecario mediceo Antonio Magliabechi mediceo, nel 1678 fosse giunto nel convento, ben disposto ad aiutarlo negli impegni biblioteconomici, Domenico Antonio Gandolfo destinato a diventare il suo successore qual secondo bibliotecario dell' Aprosiana = eppure nella sua perenne aspirazione a scrivere e studiare, coltivando L'ESTREMA ILLUSIONE DI INGANNARE LA MORTE RIFUGIANDOSI NELL'IMMORTALITA'
DELLA FAMA IN FORZA DELLA POTENZA ETERNATRICE DELL'ATTIVITA' LETTERARIA ( E PIU' ESTESAMENTE CULTURALE ) RECUPERATA IN UN VERSO DEL BATTISTA ASSUNTO DA ANGELICO QUALE PROPRIO PROGRAMMA DI VITA E LAVORO, IL QUALE DETTAVA E FORSE ANCORA DETTA CHE
UNA PUNTA DI PENNA IL TEMPO UCCIDE, Aprosio mai smise di essere intellettualmente attivo, sì che a soli due mesi dalla morte si impegnò in un ennesimo e non semplice lavoro, come qui si legge,
in merito all'opera di restauro, per la migliore conservazione nel tempo, di alcuni preziosi volumi ed in primis dell' INCUNABOLO DE PATIENTIA DI BAPTISTA (FR.) MANTUANUS - VENEZIA 1499 IN C.B.A. IN RELAZIONE AL QUALE SI LEGGE DAL LATINO E GRECO
"FRATE ANGELICO APROSIO, MINIMO FRA I SUOI CONFRATELLI E FONDATORE DELLA BIBLIOTECA, ASSIEME A DUE ALTRI ORMAI NON PIU' BEN RILEGATI, RESTAURO' A SETTANTAQUATTRO ANNI QUESTO CODICE NELLA VEGLIA NOTTURNA DELL'EPIFANIA DEL 6 GENNAIO 1681. PREGATE PER LUI"