Gli impaludamenti del porto canale sul Nervia e sul Roia, il proliferare di canneti selvatici (come nell'area costiera di Bordighera e come anche alle foci di Nervia e Roia, specie nel sito prossimo al fiume Roia dei "PASCHEI" verosimilmente utilizzato quale AREA DA PASCOLO PRIMA SIN DAI TEMPI DI ALBINTIMILIUM ALL'EPOCA MEDIEVALE PRIMA DEL MENZIONATO IMPALUDAMENTO DEL PORTO) in cui l'ignoranza delle tecniche romane sulle arginature di acque fluviali e sull'incanalamento delle acque nere avevano determinato la riproduzione della zanzara anofele con conseguente diffusione della MALARIA: in effetti sino all'ottocento come qui si legge nel settecentesco Amaltheum Castello-Brunonianum Sive Lexicon Medicum sotto la lunga voce febris si parlava seppur sempre contestualmente alla dicitura di Febbri intermittenti della Febbra Terzana (Tertiana) e ancora non di MALARIA ma di FEBBRI INTERMITTENTI giudicate causate da aria pestifera si legge nel MANOSCRITTO WENZEL dei primi del 1800 : il termine MALARIA dall'italiano mal'aria, mala aria, letteralmente "aria cattiva,"(femminile di malo, dal latino malus; vedi mal-) + aria "aria" verosimilmente venne usato per la prima volta dal medico italiano Francisco Torti (1658-1741): eppure solo dal 1866 cominciò ad essere usato per indicare la malattia stessa (precedentemente malaria fever, dal 1814). . Sia la malaria maligna (terzana continua) che la benigna (duplicis o triplicis) vennero citate fra le cause di morte, anche se a volte si alluse solo ad "inspiegabili febbri" contro le quali, prima dell'introduzione del costoso CHININO, si combatteva empiricamente, ma non senza efficacia almeno a livello dell'attività antipiretica, tramite le risorse erboristiche offerte dal PARTENIO TANACETO, dalla CENTAUREA, dal CIPRESSO ed anche dalla straordinaria CORTECCIA DEL SALICE.
le comunità non furono tuttavia molto spaventate da questo pericolo, anche se le norme pubbliche ribadivano l'utilità di canalizzare le acque e prosciugare i luoghi paludosi.
In merito ai PASCHEI e quindi alle problematiche sanitarie della CITTA' DI VENTIMIGLIA è da citare una Lettera di Ser Teofrasto Mastigoforo al Sig.r Filippo Buttari da Osimo scritta nell’anno 1744 [un esemplare in 4° di (2), 45, (1) p. conservato nella Biblioteca statale del Monumento nazionale di Montecassino - Cassino (FR)] in cui si legge a giudizio dell'areale intemelio: “l’aria è pestilenziale, e non può esser di più. Se è non mi crede, vada a guardar solo in viso i grami abitatori, e si chiarirà nel suo dubbio che lo fa manifesto il lor colore che pare cera gialla di candele” quindi “è giuocoforza di soggiornare in Villa per sfuggire l’aria nocivissima e pestilenziale di Ventimiglia [ ed infatti da molto tempo i Ventimigliesi nobili od abbienti tracorrevano la villeggiatura durante la calura estiva nella salutare area della vicina frazione di Latte” (Il fascicolo è conservato in A.S.G. ms.595 [Comuni e Terre lettera “V”] n.159)].
Tale considerazione induce a valutare una lettera, scoperta e studiata da Antonio Martino di Savona, del notaio originario di Sassello (SV) Gio.Batta Gavotti di Sassello operante nel 1750 la sua attività a Ventimiglia (ufficio nel quartiere dell'
Oliveto), quindi a Bussana e a Taggia (ufficio nel quartiere Pantano) .
Il 8 novembre morì sua moglie
ed egli annotò:
"...è passata da questa all'altra vita la detta mia consorte con aver prima
sofferta una malattia cronica dalla metà circa d'agosto fino al giorno
della
sua morte ed il di lei cadavere si è sepellito nella chiesa de RR.PP.
della
Annunziata fuori di Ventimiglia. Fin dalli primi giorni di sua malattia
che
si trovò con grave pericolo fece atti dal Not.Simone Maria Muraglia nel
luogo di Bordighera, dove si trovammo a caso di cambiare aria, nel quale
fece legato a mio favore delle lire 300... ".
Interpretando l'espressione "cambiare aria" il Martino pensò proprio ad una forma di malaria (altresì connessa al fatto che pure tutti i figli
del notaio che videro la luce in Ventimiglia morirono in età infantile).