cultura barocca
Informatizzazione a cura di Bartolomeo Ezio Durante La nepitèlla (Clinopodium nepeta (L.) Kuntze) o nepetèlla o nipitèlla,chiamata anche mentuccia, è un'erba aromatica della famiglia delle Lamiacee, utilizzata in cucina e in erboristeria. Ha un leggero odore di menta. È una pianta molto diffusa in Europa centro-meridionale dove cresce spontanea in terreni aridi fino ai 1500 m s.l.m In alcune zone d'Italia, tra cui Roma e Lazio, la Mentha pulegium viene anch'essa impropriamente denominata mentuccia, causando una certa confusione con la nepitella: le due specie si possono facilmente distinguere dall'infiorescenza: a sviluppo verticale con fiori singoli quella della nepitella, tondeggiante con fiori ravvicinati quella della M. pulegium. In Sicilia entra a far parte dell'aromatizzazione delle olive da tavola, per il gusto e l'odore che trasmette quando posta in salamoia con esse. In Lazio si usa per la preparazione di carciofi. In Toscana, si usa per condire i funghi. Nell'uso culinario non deve essere confusa con la menta romana (Mentha pulegium), la quale ha un sapore molto più forte e a Roma viene usata per la preparazione dell'agnello e della trippa alla romana. La nepitella era usata comunemente come erba medicinale dalla romanità sin ai tempi medioevali ed oltre, ma ora è poco usata dagli erboristi moderni. Tutte le parti della pianta hanno proprietà aromatiche, diaforetiche, espettoranti, febrifughe e stomachiche. Gli infusi ottenuti con le foglie sono benefici in caso di flatulenza e debolezza di stomaco. È usata anche contro la depressione, l'insonnia e i dolori mestruali. Non deve essere assunta durante la gravidanza in quanto in dosi eccessive può causare l'aborto (il testo è recuperato da "Wikipedia, l'enciclopedia libera on line che correttamente avvisa come siano da recepire solo a titolo informativo e non pratico le notazioni medicamentose attribute alla pianta in assenza della consultazione di uno specialista)

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La parola noce viene intesa comunemente per indicare la parte commestibile del frutto dell'albero del noce (Juglans regia). Scientificamente, questa è il seme contenuto in una drupa, insieme al suo endocarpo legnoso.
Dal punto di vista della classificazione botanica dei frutti, una noce (o nucula) è un frutto secco con un seme (raramente due) contenuto in un pericarpo legnoso o coriaceo, senza chiara distinzione tra esocarpo, mesocarpo ed endocarpo; l'ovario diventa molto duro una volta raggiunta la maturazione e il seme rimane attaccato o fuso con la parete dell'ovario (se invece il seme è libero, si parla di achenio).
Tutte le noci sono indeiscenti (cioè non si aprono spontaneamente a maturità).
Esempi di noci in questo senso "scientifico" sono le nocciole prodotte dal genere Corylus, le ghiande prodotte dal genere Quercus, le castagne prodotte dal genere Castanea e anche i frutti dei tigli.
Non sono noci, invece, in questo specifico senso, quelle prodotte dal genere Juglans (benché chiamate volgarmente noci) né le noci di cocco (Cocos nucifera), che sono entrambe drupe; e tanto meno le noccioline (genere Arachis), che sono legumi.
Oltre alle Fagacee, altre famiglie (Betulacee, Ulmacee, Tiliacee, Ramnacee, Dipterocarpacee ecc.) includono piante che hanno frutti secchi della categoria "noci" (p.es. Zelkova, Tilia, Paliurus).
Il loro impiego per l'alimentazione è ovviamente molto variabile secondo le specie.
Alcuni studi epidemiologic hanno rivelato che le persone che consumano noci abitualmente corrono meno rischi di subire cardiopatie coronariche.
Recentemente alcuni studi clinici avrebbero dimostrato che il consumo di varie tipologie di semi, quali ad esempio le mandorle e le noci comuni, può diminuire le concentrazioni del colesterolo LDL.
L'alto contenuto di arginina stimola la produzione di ossido nitrico che è indispensabile all'elasticità dei vasi sanguigni.
Oltre ai benefici cardiaci, le noci generalmente hanno un bassissimo indice glicemico (GI).
Conseguentemente, i dietologi si raccomandano affinché le noci siano incluse nelle diete prescritte ai pazienti con deficienze di insulina (diabete); inoltre sono ricche di sali minerali e di vitamine B.
Ricche di Omega-3, calcio, magnesio, acido folico e antiossidanti prevengono l'artrite e rendono la pelle più bella [da Wikipedia, l'enciclopedia libera on line]

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Dal latino caprificus, cioè fico per le capre.
Forma selvatica di fico appartenente alla famiglia Moracee.
È una pianta legnosa, spontanea nelle zone rupestri e asciutte del Mediterraneo e dell'Asia occidentale, con caratteristiche vegetative simili a quelle del fico domestico, dal quale si differenzia per le dimensioni ridotte, talora sotto forma di arbusto, e per le pseudoinfruttescenze (siconi) non commestibili.
Queste possono maturare in tre periodi, in primavera (fioroni), in estate (fòrniti o mammoni) e in autunno (cràtiri o mamme), e sono globose, cave, contenenti fiori maschili con 3-5 stami in prossimità dell'ostiolo e numerosissimi fiori femminili con uno stilo molto breve nei quali, producendovi galle, si sviluppano le larve della Blastophaga psenes, che possiede maschi atteri e femmine alate.
Queste, fecondate da maschi della medesima generazione - i maschi, usciti dalle galle prima delle femmine, perforano le galle in cui le femmine già mature e in attesa del maschio se ne stanno raggomitolate, e dopo aver introdotto l'organo copulatore le fecondano e quindi muoiono all'interno del siconio senza vedere la luce del sole - le femmine, dicevamo, uscendo dall'ostiolo dei fioroni si caricano di polline con il quale in seguito fecondano i fiori dei fòrniti estivi, dove penetrano a forza al fine di deporvi le uova.

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